Un foruncolo trascurato diventa un incubo di 5 mesi | La sanità può davvero permettersi simili errori?

Una studentessa affronta un'odissea tra ospedali per un foruncolo trascurato. Scopri come è riuscita a ottenere la diagnosi giusta! 🏥💔✨

A cura di Redazione Redazione
11 novembre 2024 11:50
Un foruncolo trascurato diventa un incubo di 5 mesi | La sanità può davvero permettersi simili errori? -
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La disavventura sanitaria di una studentessa: dal Veneto a Rimini in cerca di una diagnosi

RIMINI – Un viaggio di cinque mesi attraverso quattro ospedali e due diverse regioni italiane per identificare un semplice foruncolo. È la storia incredibile di una ragazza di 21 anni di Castelfranco Veneto, che si è vista costretta a combattere non solo contro una fastidiosa infezione, ma anche contro la scarsa attenzione ricevuta da parte del personale sanitario.

La vicenda inizia lo scorso 12 aprile, quando la giovane, dopo aver notato un “strano foruncolo” sotto l’ascella, si rivolge al pronto soccorso del proprio ospedale a Castelfranco. La prima diagnosi parla di una semplice puntura d’insetto. Ma, contrariamente alle aspettative, il fastidio non migliora. Solo dieci giorni dopo, durante una nuova visita a Rimini, dove la ragazza studia, i medici spostano l’attenzione su un “ascesso” e la indirizzano a una visita dermatologica.

Tuttavia, la frustrazione aumenta: il 17 maggio, il dermatologo le fornisce una diagnosi di “favo sottoascellare”, ma il problema persiste. A fine luglio, un ulteriore consulto porta a una diagnosi di idrosadenite ascellare, ma senza alcun miglioramento. “Mi dicevano che mi inventavo i sintomi”, racconta con amarezza la studentessa.

Dopo mesi di sofferenza e attese interminabili, la situazione si complica ulteriormente. A metà agosto, un nuovo ponfo arrossato e doloroso costringe la ragazza a esplorare nuove opzioni sanitarie. Si reca al pronto soccorso di Feltre e, dopo quattro ore d’attesa, decide di dirigersi a Belluno, dove però un medico nega l’esistenza di un problema serio. “Mi ha solo detto che avevo tanta immaginazione”, riporta la giovane, aggravando il sentimento di impotenza e confusione.

Finalmente, a fine agosto, torna a Rimini e sotto la supervisione di un dermatologo riesce a ottenere la diagnosi corretta. Attraverso un semplice esame colturale, viene identificata un’infezione da stafilococco aureo, una patologia che richiederà un trattamento specifico e immediato.

L’USL VENETA: “PURTROPPO PUÒ CAPITARE”

Di fronte a questa odissea sanitaria, il direttore dell’Usl della Marca trevigiana, Francesco Benazzi, commenta la situazione sostenendo che tali casi possono verificarsi, nonostante la professionalità degli operatori sanitari. “Non c’è molto da dire se non che è una cosa che purtroppo può capitare”, dichiara Benazzi, evidenziando la necessità di una maggiore attenzione per i casi simili.

L’episodio richiama l’attenzione sulle problematiche legate ai percorsi di cura nel nostro sistema sanitario, sollevando interrogativi sulla capacità di diagnosticare tempestivamente patologie che, se trascurate, possono portare a complicazioni gravi. "Sarà mia cura analizzare il caso e confrontarmi con il primario di Castelfranco, per chiedere maggiore attenzione in futuro", conclude Benazzi.

Questa storia mette in luce non solo le difficoltà affrontate da un singolo paziente, ma anche l’urgenza di ripensare e migliorare il sistema di diagnosi e cura, per evitare che altre persone debbano affrontare simili peregrinazioni e disagi.

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