Gaza in stallo | Netanyahu rifiuta la pace mentre il mondo si mobilita!

Cessate il fuoco a Gaza in stallo: Netanyahu rifiuta la mediazione di Hamas, mentre gli aiuti umanitari sono bloccati. Scopri i dettagli! 🚨🌍✌️

A cura di Redazione
03 marzo 2025 12:56
Gaza in stallo | Netanyahu rifiuta la pace mentre il mondo si mobilita! -
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Gaza, la fase due del cessate il fuoco è in stallo

Il conflittotra Israele e Hamas continua a innescare tensioni e incognite nella Striscia di Gaza. La seconda fase del cessate il fuoco, prevista per sabato scorso, rimane in stallo, con il governo egiziano, principale mediatore tra Israele e Hamas, che lancia un appello urgente per la ripresa dei colloqui. A confermare la situazione delicata è stato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha espresso il fermo sostegno di Tel Aviv al piano del presidente americano Donald Trump.

Netanyahu ha rivelato di aver respinto una proposta di mediazione da parte di Hamas, definendo le condizioni avanzate dall’organizzazione come "completamente inaccettabili". Inoltre, ha avvertito che Israele sarebbe pronto a tornare ai combattimenti se Hamas non accettasse il piano Trump, sottolineando il supporto degli Stati Uniti: “Israele sa che l’America e il presidente Trump ci sostengono”.

Il piano Trump prevede uno sfollamento totale della popolazione della Striscia di Gaza verso Egitto e Giordania, con l’obiettivo di assumere il controllo del territorio e trasformarlo in una "Riviera del Medio Oriente". Gli Stati Uniti insistono anche affinché Hamas rilasci tutti gli ostaggi contemporaneamente, in contrasto con l’accordo stabilito a gennaio, il quale prevedeva un rilascio graduale durante le tre fasi di negoziazione.

Attualmente, le negoziazioni si trovano in una situazione di blocco, mentre Tel Aviv sembra premere su Hamas per accettare un prolungamento della prima fase del cessate il fuoco. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha manifestato il suo apprezzamento per l’appoggio ricevuto dal segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha abilitato l’esportazione di armamenti americani a Israele per un valore di ben 4 miliardi di dollari.

In risposta alle crescenti preoccupazioni internazionali riguardo al piano di sfollamento, i Paesi arabi si stanno mobilitando e hanno convocato un vertice d’emergenza presso la Lega araba al Cairo per il 4 marzo. L’obiettivo del vertice sarà quello di elaborare una proposta alternativa che preveda un intervento di ricostruzione in fasi, della durata di tre a cinque anni.

Nel frattempo, la situazione a Gaza e in Cisgiordania rimane grave. Le organizzazioni umanitarie hanno denunciato che Israele ha bloccato l’ingresso di aiuti umanitari, aggravando la già difficile condizione della popolazione locale. Medici senza frontiere ha dichiarato: “Gli aiuti umanitari non dovrebbero mai essere usati come uno strumento di guerra”, esprimendo con preoccupazione la necessità di un urgente aumento delle forniture per Gaza.

A complicare ulteriormente il quadro, ci sono segnalazioni di violazioni del cessate il fuoco, con bombardamenti recenti a Rafah che hanno causato la morte di due persone, oltre a colpi di mortaio che hanno ferito tre individui nel campo profughi di al-Mawasi, vicino a Khan Younis. La situazione continua a deteriorarsi sia nel sud che nel nord della Striscia, con attacchi che persisterebbero e allarmano la popolazione già provata.

Le prospettive per una risoluzione pacifica sembrano quindi lontane, mentre la comunità internazionale attende aggiornamenti e spera in una ripresa fruttuosa dei negoziati tra le parti.

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