Israele considera un governo militare a Gaza | Le conseguenze che nessuno si aspettava!
Il ministro Sa'ar conferma che non è ancora stata presa una decisione su un governo militare a Gaza. La situazione umanitaria rimane critica. 🌍✌️

Gaza, Israele: “Su un governo militare nella Striscia non abbiamo ancora deciso”
In una conferenza stampa tenutasi a Gerusalemme, il ministro degli Affari esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha dichiarato che Tel Aviv non ha ancora preso una decisione riguardo all’eventuale creazione di un governo militare nella Striscia di Gaza. Queste affermazioni sono state rilasciate in concomitanza con la visita dell’Alta rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas.
Sa’ar ha risposto a una domanda posta dal Times of Israel in merito alle recenti speculazioni sulla governance futura della Striscia. La Kallas, nel suo intervento, ha sottolineato il diritto di Israele all’autodifesa dagli attacchi terroristici, ribadendo che l’Unione Europea non prevede il coinvolgimento di Hamas nel possibile futuro governo di Gaza. “Sosteniamo fortemente la linea europea”, ha affermato Sa’ar, confermando la volontà di avviare discussioni sulla governance della regione.
Tuttavia, mentre il governo israeliano continua ad affrontare il conflitto, Sa’ar ha augurato di poter mantenere la posizione che le operazioni dell’esercito non violano il diritto internazionale. Dal 18 marzo, l’esercito israeliano ha intensificato le sue operazioni contro Gaza, sud del Libano e Siria, negando l’accesso agli aiuti umanitari a circa 2 milioni di palestinesi. Citando il Protocollo aggiuntivo delle Convenzioni di Ginevra, il ministro ha sostenuto che i 25.000 camion di aiuti umanitari entrati durante il cessate il fuoco sarebbero stati sufficienti per le necessità della popolazione di Gaza.
Tuttavia, le organizzazioni umanitarie hanno contestato questa affermazione, riportando che dal 9 ottobre 2023, le forniture di beni essenziali come carburante, acqua potabile e elettricità sono state drasticamente ridotte. Le Nazioni Unite segnalano che solo poche decine di camion al giorno riescono ad entrare nella Striscia, ben al di sotto della soglia minima di 500 camion richiesta per soddisfare le esigenze quotidiane.
In questo contesto critico, il conflitto ha lasciato la Striscia di Gaza con infrastrutture devastate, inclusi impianti idrici ed elettrici in gran parte distrutti. Sa’ar ha giustificato l’interruzione degli aiuti, sostenendo che Hamas possa appropriarsi delle forniture destinate alla popolazione civile.
In riferimento alla questione della mediazione, né Sa’ar né Kallas hanno fornito commenti sulla possibilità di riprendere i negoziati di cessate il fuoco, mentre l’Egitto sta lavorando per facilitare tali discussioni. Kallas, durante la sua visita al Cairo, ha accennato positivamente al piano egiziano per la ricostruzione di Gaza, ma il futuro della regione rimane incerto.
Infine, il ministro ha affermato che Israele ha il diritto di difendersi dagli attacchi, sia provenienti da Hamas che da Hezbollah o Houthi, avvertendo che le azioni militari devono essere sempre proporzionate. Tuttavia, le recenti operazioni militari contro Libano e Siria sollevano preoccupazioni di una potenziale escalation nel conflitto.
Questa situazione continua a destare preoccupazioni a livello internazionale, mentre la comunità globale attende risposte e soluzioni ai crescenti problemi umanitari e politici nella regione.