La democrazia data-driven potrebbe salvare il voto | Ma siamo pronti a fidarci dei dati?

Scopri come la Democrazia Data-Driven può combattere la disinformazione elettorale e rafforzare la tua partecipazione! 🗳️📊

A cura di Redazione
01 aprile 2025 15:37
La democrazia data-driven potrebbe salvare il voto | Ma siamo pronti a fidarci dei dati? -
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L’antidoto contro la disinformazione elettorale? “La democrazia Data-Driven”

ROMA – Negli ultimi anni, la disinformazione elettorale si è affermata come una delle sfide più gravi per la democrazia. Questa tematica è stata al centro di un recente incontro organizzato dalla Facoltà di Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione della Sapienza di Roma, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei ministri, la Società italiana di statistica, la Fondazione Roma Sapienza e l’Istat. Durante l’evento, si è discusso del ruolo cruciale dei dati nella battaglia contro la manipolazione delle informazioni, analizzando il loro impatto sulla partecipazione democratica e la polarizzazione politica.

La disinformazione mina la fiducia nella democrazia

Pierpaolo D’Urso, Preside della Facoltà di Scienze politiche, ha messo in guardia sugli effetti devastanti della disinformazione. “La disinformazione mina la qualità della democrazia in modo profondo e sistemico," ha affermato. "Non si tratta solo della diffusione di notizie false, ma di una strategia che altera la percezione della realtà, influenzando il dibattito pubblico e le scelte politiche.” Questo clima di incertezza genera cinismo tra i cittadini, erodendo la loro fiducia nelle istituzioni e alimentando narrazioni complottiste.

Un processo elettorale compromesso

La disinformazione colpisce anche il pluralismo e la trasparenza del processo elettorale. “Diffonde false narrazioni che alterano la percezione degli elettori su candidati, programmi politici e modalità di voto,” ha spiegato D’Urso. “I social media, attraverso le loro bolle informative, impediscono il confronto tra opinioni diverse, aumentando la polarizzazione.” In questo contesto, le elezioni rischiano di diventare semplici arene di manipolazione, piuttosto che spazi di libero esercizio del voto informato.

Proposte per una democrazia più solida

Per affrontare questa crisi, D’Urso propone l’adozione di un modello innovativo di governance, definito “Democrazia Data-Driven.” In questo approccio, la conoscenza oggettiva, costruita su analisi rigorose dei dati, diventa il fondamento del processo decisionale pubblico. “L’obiettivo non è sostituire la politica con la tecnocrazia, ma migliorare la qualità delle scelte politiche, rendendole più trasparenti e basate su evidenze verificabili,” ha affermato il Preside. Tuttavia, per attuare questa visione, è fondamentale investire nell’alfabetizzazione digitale e statistica dei cittadini, affinché possano interpretare correttamente le informazioni.

Effetti diretti sulla partecipazione al voto

Le campagne di disinformazione hanno effetti devastanti anche sulla partecipazione elettorale. “Le fake news non solo manipolano l’opinione pubblica, ma spesso scoraggiano la partecipazione al voto,” ha dichiarato D’Urso. “Il risultato è una polarizzazione estrema dell’elettorato, dove le convinzioni preesistenti vengono rinforzate dalla disinformazione.” Questo porta a una crescente divisione sociale e all’astensionismo, un fenomeno che non è solo sintomo di una crisi democratica, ma anche un acceleratore della stessa.

Monitorare i dati per comprendere le dinamiche elettorali

Per affrontare e contrastare efficacemente questo fenomeno, D’Urso suggerisce di monitorare diversi dati, tra cui “i flussi di voto, le variazioni della partecipazione elettorale e il comportamento degli indecisi che sono i più esposti alla disinformazione.” Attraverso tecniche come la sentiment analysis, è possibile valutare come i messaggi politici influenzano l’opinione pubblica.

Verso un futuro democratico più consapevole

Infine, D’Urso ha avvertito riguardo all’effetto devastante della disinformazione sulla fiducia democratica. “La disinformazione alimenta il sentimento che ‘tanto nulla cambia’,” ha affermato, evidenziando come questo fenomeno possa aumentare l’astensionismo, allontanando i cittadini dalla politica e aprendo la strada a derive autoritarie. In questo contesto, è essenziale lavorare per una democrazia più informata e partecipativa, in grado di resistere alle sfide poste dalla disinformazione.

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