Una risonanza magnetica a 680 euro o 4 mesi di attesa? | Ecco come la sanità italiana sta minacciando i diritti fondamentali!

Francesca Mannocchi denuncia le lunghe attese nel SSN per la risonanza magnetica: una questione di diritti e salute! Scopri di più. 💔🩺

A cura di Redazione
01 aprile 2025 18:54
Una risonanza magnetica a 680 euro o 4 mesi di attesa? | Ecco come la sanità italiana sta minacciando i diritti fondamentali! -
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Francesca Mannocchi: la denunce della sclerosi multipla e il fallimento della sanità pubblica

ROMA – Una testimonianza shoccante quella di Francesca Mannocchi, giornalista e scrittrice, che ha raccontato la sua personale odissea nel navigare il sistema sanitario nazionale per ricevere un esame fondamentale nel monitoraggio della sua sclerosi multipla. Con un post su Instagram, Mannocchi ha sollevato la voce su una questione che colpisce molti: “Ogni sei mesi devo fare la mia terapia per la sclerosi multipla… e ogni volta mi scontro con l’impossibilità, da cittadina, di ottenere ciò che mi spetta come diritto.”

Dopo giorni di tentativi infruttuosi, finalmente Mannocchi è riuscita a contattare il Centro Unico di Prenotazione (CUP) della sua regione. La risposta? Lunga attesa fino a luglio 2025 e una risonanza magnetica disponibile a 90 km di distanza dalla sua abitazione. Nonostante le sue precedenti cure in strutture locali, non c’erano date disponibili. Questo scenario l’ha costretta a cercare un’alternativa nel settore privato.

“La risposta ottenuta è stata: 680 euro, dopodomani”, ha sottolineato Mannocchi. Costretta a ricorrere al privato perché "ne ho bisogno, perché è urgente, perché ho la fortuna di potermelo permettere." Questa dichiarazione amplifica il dibattito non solo sull’accesso alle cure, ma anche sull’equità del sistema sanitario.

Ma il messaggio di Mannocchi va oltre la sua esperienza personale. Essa afferma energicamente: “È così che si demoliscono le democrazie: dando l’illusione che i diritti siano protetti per sempre, mentre vengono erosi giorno dopo giorno.” Citando la storica figura di Tina Anselmi, Madre del Servizio Sanitario Nazionale, Mannocchi ricorda che “la democrazia è un bene delicato, fragile e deperibile”, richiamando l’attenzione sull’importanza della responsabilità collettiva.

Il suo post ha generato una intensa reazione da parte di utenti e volti noti, con centinaia di commenti di persone che hanno condiviso esperienze simili. “La sanità è il nostro più grande fallimento”, commenta un utente, evidenziando l’emergenza di una situazione che ha toccato anche pazienti oncologici costretti ad affrontare lunghe attese per esami vitali.

La realtà descritta da Mannocchi è una fotografia chiara delle fragilità del sistema sanitario nazionale, afflitto da liste d’attesa insostenibili e dalla crescente necessità di ricorrere a soluzioni private. Il rischio attuale è che la sanità, da diritto universale, si trasformi in un privilegio accessibile solo a pochi.

Mentre la società civile continua a mobilitarsi attorno a questioni di salute pubblica, il messaggio di Mannocchi emerge come un grido d’allerta. “Se la politica non risponde a queste esigenze, rischiamo di minare le fondamenta dei diritti costituzionali”. Un invito a riflettere sull’importanza di un servizio sanitario che dovrebbe garantire cure per tutti, non solo per coloro che possono permetterselo.

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