Bando Rai alle agenzie di stampa sotto accusa: testate escluse e requisiti criticati
Agenzie e giornalisti contestano requisiti di professionalità, copertura mondiale e criteri di valutazione del bando Rai.
ROMA — Il bando della Rai per l'affidamento di servizi informativi e videofotografici, articolato in 7 lotti e pubblicato come «gara europea a procedura aperta», è al centro di una crescente polemica: più agenzie di stampa e gruppi di giornalisti denunciano che la configurazione della gara rischia di escludere testate medie e piccole e di favorire grandi operatori.
Il nodo principale è operativo e procedurale: il sindacato Figec ottenne, il 5 giugno, una correzione dei capitolati tecnici e la cancellazione del requisito dell'iscrizione alla Fnsi; la Rettifica fu formalizzata dalla Rai l'8 giugno e il termine per le offerte è stato prorogato all'8 luglio. Nonostante ciò, emergono nuove contestazioni da parte di giornalisti pubblicisti e di diverse agenzie di stampa, raccolte da Giornalisti Italia e da testate come La4 News e Agenzia Dire.
Critiche formali e tecniche
Le obiezioni sollevate si articolano su più fronti. I pubblicisti contestano il requisito che prevede che «i contenuti debbano essere prodotti da giornalisti professionisti», sottolineando che in molte trasmissioni di rilievo vengono impiegati stabilmente anche i pubblicisti. Le agenzie di stampa, invece, denunciano una combinazione di criticità di sistema e specifiche tecniche che renderebbero la partecipazione difficile o antieconomica per i soggetti di medie e piccole dimensioni.
Tra i punti contestati figurano:
- l'ampiezza e la molteplicità di servizi richiesti (notiziari testuali in italiano e in inglese, rassegne stampa internazionali, rassegne social in video, servizi di media office testuali, video e fotografici, grafica, immagini in diretta con droni, e altro);
- la richiesta esplicita di un notiziario Dow Jones, fruibile in pratica solo da specifici operatori come Dow Jones International o Il Sole 24 Ore - Radiocor;
- la copertura geografica minima richiesta, che per l'Italia implica presenza nazionale e regionale in tutte le regioni, e per l'estero una copertura quotidiana strutturata in Ue e in aree strategiche (Mediterraneo, Medio Oriente, Nord America, America Latina, Asia-Pacifico, Africa);
- il livello di presenza e inquadramento contrattuale richiesto (giornalisti professionisti inquadrati secondo la legge 3 febbraio 1963, n. 69) e il numero minimo di corrispondenti esteri indicati per alcuni lotti.
Le agenzie segnalano inoltre incoerenze tra le richieste iniziali (flussi testuali) e le successive esigenze descritte nei capitolati (produzione di video, grafica, podcast, siti web dedicati, ecc.), con esempi specifici nei lotti 2 e 3 dove si passa da flussi testuali a notiziari H24 e focus economico-finanziari senza chiarire modalità e orari.
Valutazione delle offerte e documentazione
Altro elemento critico è il meccanismo di valutazione: l'offerta tecnica pesa per 80 punti complessivi, dei quali 50 sono punti discrezionali. Le agenzie contestano la prevalenza di criteri discrezionali e segnalano problemi pratici nella compilazione della documentazione richiesta, in particolare nella produzione di un numero significativo di curricula vitae in formato europeo.
Le imprese raggruppate in La4 News (Italpress, MFNewswire, 9Colonne, Nova) e Dire hanno chiesto la possibilità di presentare i CV in formato aziendale standard, sostenendo che la rielaborazione di profili in formato europeo sarebbe un'operazione meramente formale, onerosa e non sempre possibile nei tempi stretti. La Rai ha risposto autorizzando la presentazione di curricula in formato diverso purché contengano in modo chiaro e verificabile tutte le informazioni richieste dal disciplinare di gara.
Implicazioni operative ed economiche
Secondo le agenzie, la struttura complessiva del bando «è discriminante» perché richiede capacità organizzative e coperture mondiali tipiche delle grandi agenzie. La complessità obbligherebbe molti operatori a esternalizzare costose componenti — media office, dronisti, rassegne specialistiche, abbonamenti a notiziari come Dow Jones — spesso acquistabili solo da fornitori esteri o da realtà molto grandi, riducendo la valorizzazione delle professionalità interne delle agenzie italiane.
Le richieste di chiarimento presentate alle stazioni appaltanti riguardano anche la uniformità dei criteri valutativi, la documentazione richiesta e la gestione delle risorse impiegate (numero e qualifiche del personale). Le agenzie chiedono maggiore chiarezza e criteri che consentano una reale partecipazione anche agli operatori di piccola e media dimensione.
Le ragioni degli operatori e le prossime mosse
Le associazioni di categoria e singole agenzie segnalano che, per come è strutturata oggi la gara, più servizi richiedono competenze eterogenee difficilmente riconducibili a un unico fornitore nazionale senza ricorrere a Rti o subappalti estesi. La partita ora è sul piano delle integrazioni documentali, dei chiarimenti formali e di eventuali ulteriori rettifiche che la Rai potrà adottare in risposta alle osservazioni.
Resta sullo sfondo la questione del pluralismo informativo e della tenuta economica delle agenzie: se i requisiti non saranno rimodulati, gli operatori minori avvertono il rischio di una forte compressione del mercato nazionale dell'informazione, con possibili effetti sulla diversità delle fonti offerte al pubblico.
Le scadenze amministrative e gli eventuali ricorsi non sono ancora completati: con la proroga al termine per la presentazione delle offerte e le risposte già fornite dalla Rai su alcuni punti, la fase decisiva della gara appare tuttora aperta.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 30 giugno 2026