Braccianti uccisi ad Amendolara: la Calabria pagherà il rimpatrio delle salme, Occhiuto annuncia variazione di bilancio
Il presidente Occhiuto propone che la Regione copra spese per riconoscimento e rimpatrio delle vittime; minuto di silenzio in Consiglio e a Bologna.
Reggio Calabria — Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha annunciato in Aula che la Regione pagherà le spese per il rimpatrio delle salme e per il viaggio dei familiari necessari al riconoscimento delle vittime della strage di Amendolara. La proposta, ha spiegato il governatore, verrà inserita in una variazione di bilancio da discutere in Consiglio regionale.
Occhiuto ha definito l'intervento "un piccolo gesto ma che merita di essere fatto da una regione che vuole dimostrare il suo livello di civiltà di fronte alla sofferenza di chi era venuto in Calabria in cerca di una vita migliore. "Sarebbero pochissime risorse", ha aggiunto, sottolineando la volontà di usare fondi regionali per garantire il rimpatrio in sicurezza.
La decisione è stata presa nel contesto del dibattito in Aula sulle misure di contrasto al caporalato, allo sfruttamento del lavoro e sulle condizioni dei lavoratori migranti in Calabria. L'episodio di Amendolara, dove sono rimasti uccisi alcuni braccianti — identificati dai media come Ami, Ullah, Wassem e Safi — ha acceso l'attenzione delle istituzioni regionali e nazionali; secondo le cronache sono state fermate due persone che vengono ritenute coinvolte nell'episodio, con l'accusa di aver ostacolato la fuga delle vittime.
Il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, ha aperto i lavori invitando l'Aula a osservare un minuto di silenzio. Cirillo ha richiamato a una maggiore responsabilità istituzionale e a "un'azione più forte sui temi del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela della dignità delle persone", auspicando che dal dibattito emergano risposte "condivise, chiare e ferme".
Reazioni e iniziative
Anche il Consiglio comunale di Bologna ha osservato un minuto di silenzio dopo la richiesta del consigliere Siid Negash (lista Lepore) e della capogruppo Pd Giorgia De Giacomi. Negash ha definito l'accaduto "un fallimento del sistema", sottolineando che non si tratta solo di caporalato ma di meccanismi che generano precarietà e sfruttamento; ha chiesto interventi sulle cause strutturali, come la regolarità dei documenti e il rispetto dei tempi di lavoro. De Giacomi ha ribadito la vicinanza alle famiglie e la necessità che il lavoro non includa mai la paura di morire.
La proposta annunciata da Occhiuto prevede un confronto con altre istituzioni coinvolte e la predisposizione in tempi brevi della norma finanziaria per permettere il pagamento del viaggio ai familiari e il rimpatrio delle salme. L'obiettivo, hanno spiegato in Regione, è garantire assistenza immediata alle famiglie e rimuovere ostacoli logistici al riconoscimento e alla sepoltura.
L'episodio ha rilanciato la richiesta di interventi sistemici: sindacati, associazioni e forze politiche chiedono misure più incisive contro le reti del lavoro nero, un rafforzamento dei controlli e percorsi di tutela per i lavoratori stranieri. Sul piano giudiziario, le indagini proseguono per chiarire dinamica e responsabilità, mentre sul piano politico cresce la pressione per provvedimenti concreti a tutela della legalità e dei diritti umani.
Nelle prossime sedute il Consiglio regionale sarà chiamato a discutere la variazione di bilancio proposta e le misure per il contrasto al caporalato; intanto, la proposta di coprire le spese di rimpatrio rappresenta un primo intervento diretto da parte delle istituzioni regionali verso le famiglie delle vittime.
Fact Check
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Verificato il: 08 giugno 2026