CEDU: l'Italia ha discriminato i Testimoni di Geova sull'otto per mille, sentenza unanime (11 giugno 2026)

La Corte di Strasburgo riconosce l'esclusione ingiustificata dai finanziamenti dell'otto per mille e afferma la lesione della libertà religiosa.

A cura di Redazione Redazione
13 giugno 2026 15:03
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
CEDU: l'Italia ha discriminato i Testimoni di Geova sull'otto per mille, sentenza unanime (11 giugno 2026) -
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ROMA — L'11 giugno 2026 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha pronunciato una sentenza unanime stabilendo che l'Italia ha discriminato i Testimoni di Geova nell'esercizio della loro libertà religiosa, negando loro l'accesso al sistema dell'otto per mille.

Secondo la nota diffusa dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, la controversia riguarda il mancato riconoscimento di un'intesa ai sensi dell'Articolo 8 della Costituzione: per oltre quattro decenni, nonostante ripetuti tentativi, alla Congregazione non è stata concessa l'intesa necessaria per partecipare al meccanismo di ripartizione della quota dell'imposta sul reddito destinata alle confessioni religiose. Nel frattempo, tra il 1984 e il 2021, altre 13 confessioni hanno stipulato accordi analoghi.

La Corte ha ritenuto che l'esclusione, in assenza di una giustificazione oggettiva e ragionevole, costituisca una discriminazione. I giudici hanno sottolineato che l'accesso ai meccanismi di finanziamento non è solo una questione economica, ma contribuisce all'effettivo esercizio della libertà di religione. È risultato significativo il rigetto delle argomentazioni del governo, incluse quelle basate sulle convinzioni religiose dei Testimoni di Geova: le autorità pubbliche devono mantenere neutralità e imparzialità e, salvo rari casi eccezionali, non spetta loro valutare la legittimità delle convinzioni religiose né il modo in cui vengono espresse.

Alessandro Bertini, portavoce nazionale dei Testimoni di Geova, ha dichiarato di essere «grato per questa decisione, che porta sollievo dopo molti anni di attesa», sottolineando che la Congregazione ha sempre rispettato la legge e rivendicando il diritto alla parità di trattamento.

Contesto e possibili sviluppi

L'otto per mille è il principale meccanismo italiano di finanziamento delle confessioni religiose, basato su una quota dell'imposta sul reddito dei contribuenti che viene ripartita tra gli enti concordatari o riconosciuti dallo Stato. La sentenza della CEDU mette in luce una discrepanza tra il trattamento riservato ai Testimoni di Geova e quello accordato ad altre confessioni, rilevando l'assenza di una giustificazione adeguata per l'esclusione.

La pronuncia di Strasburgo ha rilevanza pratica oltre che simbolica: i giudizi della CEDU sono vincolanti per gli Stati membri e la loro esecuzione è seguita dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa. La sentenza potrebbe quindi spingere l'Italia a rivedere la propria posizione e ad avviare misure per garantire l'accesso ai Testimoni di Geova ai meccanismi di ripartizione, oltre a possibili provvedimenti amministrativi o risarcitori. La nota ufficiale non specifica tuttavia le misure concrete ordinate né eventuali somme di risarcimento a favore della Congregazione.

La decisione è stata rilanciata dalla Congregazione e ripresa da agenzie di stampa, evidenziando la dimensione legale e politica della questione: oltre al rilievo per i diretti interessati, la sentenza solleva questioni più ampie sulla neutralità dello Stato in materia religiosa e sui criteri con cui vengono riconosciute le confessioni ai fini dell'accesso ai fondi pubblici.

Fonte: Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, ripresa da Agenzia Dire.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 13 giugno 2026

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