Il futuro del Perù si gioca adesso: Europa e «Sistema Italia» per spezzare la dipendenza cinese
Bevilacqua: fondamentali economici solidi ma l'instabilità politica rischia di allontanare capitali; servono investimenti europei in energia e infrastrutture.
Il Perù si trova «al bivio»: dopo le elezioni del 7 giugno, la solidità macroeconomica della nazione convive con una instabilità politica cronica che potrebbe compromettere l'attrattività per gli investitori internazionali. Lo sostiene il giurista d'impresa e esperto economico Nunzio Bevilacqua, che avverte del rischio di una crescente dipendenza commerciale e infrastrutturale dalla Cina se non si interviene per diversificare i flussi di capitale.
Il paradosso peruviano e la tecnocrazia
Secondo Bevilacqua, il cosiddetto «paradosso peruviano» nasce dalla convivenza tra fondamentali economici robusti e turbolenze politiche. Da una parte il Paese ha preservato una burocrazia finanziaria di eccellenza e una classe di tecnocrati bancari che hanno difeso l'economia — tenendo a bada l'inflazione, blindando i conti pubblici e tutelando le riserve valutarie. Dall'altra, la continua incertezza istituzionale spinge grandi operatori internazionali a monetizzare e cedere asset per ridurre il rischio operativo.
Bevilacqua ricorda che «a spiccata vocazione mineraria non è tutto oro quel che luccica», sottolineando che la navigazione economica è stata possibile grazie a un tessuto tecnico-amministrativo capace di resistere alle peggiori tempeste politiche, una sorta di «Deep State» della finanza pubblica che ha garantito stabilità almeno sul piano monetario.
Rischi di dipendenza e opportunità per l'Europa e il "Sistema Italia"
Il rischio che emerge, avverte l'esperto, è la penetrazione asiatica che non si limita più all'acquisto di materie prime ma si estende alle infrastrutture critiche — come grandi hub portuali — con il potenziale di configurare forme di cessione di sovranità nel medio-lungo periodo. Per spezzare questa dinamica, secondo Bevilacqua, il Perù ha bisogno di una governance forte che offra garanzie democratiche e certezza del diritto.
Il piano economico proposto privilegia dunque un freno al posizionamento monopolistico cinese e, parallelamente, l'apertura a capitali europei in settori ad alto valore aggiunto. Non si tratta solo di efficentare l'estrazione mineraria — oggi affetta da inefficienze che costano miliardi — ma di attrarre investimenti in energia, telecomunicazioni e grandi infrastrutture (porti, aeroporti, autostrade, tunnel, reti ferroviarie).
In questo scenario il "Sistema Italia" può giocare un ruolo strategico: le grandi imprese italiane, i general contractor e una rete diffusa di PMI ad alto contenuto tecnologico possiedono competenze per intervenire con efficienza, innovazione e rispetto degli standard ambientali e sociali. Bevilacqua sottolinea che tali operatori possono offrire alternative agli investimenti presenti, favorendo una diversificazione che riduca i rischi geopolitici ed economici.
Il messaggio dell'esperto è chiaro: senza una svolta nella politica di governance e senza la capacità di attrarre capitali di provenienza diversificata, il Perù rischia di non trasformare i suoi indicatori macroeconomici in una crescita sociale ed economica duratura. La partita si gioca adesso, con la necessità di coniugare stabilità istituzionale e strategie di apertura internazionale mirate.
Fact Check
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Fonte:
Verificato il: 09 giugno 2026