Inflazione Usa al 4,2% a maggio: Trump provoca «Adoro l’inflazione» mentre il caro energia spinge i prezzi
I prezzi al consumo negli Stati Uniti segnano il livello più alto in tre anni; il presidente Trump minimizza l'impatto e prospetta un crollo futuro.
A maggio l'inflazione annua negli Stati Uniti è salita al 4,2%, il livello più alto degli ultimi tre anni e il terzo mese consecutivo di rialzo, secondo i dati diffusi dal Bureau of Labor Statistics. Subito dopo la pubblicazione dei numeri, il presidente Donald Trump ha risposto con parole provocatorie: «Mi piace molto», ha detto, «Adoro l'inflazione».
I dati del BLS indicano che il rialzo è stato trainato dal caro energia, in particolare dai prezzi dei carburanti e dei derivati del petrolio. Analisti e fonti di mercato collegano parte di questo aumento alle tensioni e alle operazioni militari all'inizio dell'anno che hanno coinvolto Washington e l'Iran, con ripercussioni sul flusso di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.
La reazione del presidente è proseguita con la reiterazione della sua tesi politica: i prezzi, ha sostenuto, «crolleranno come un macigno» non appena la guerra finirà e il petrolio tornerà a circolare liberamente. L'affermazione mette in primo piano la convinzione dell'amministrazione che i fattori geopolitici siano alla base dell'attuale accelerazione dei prezzi.
Osservatori economici sottolineano però che l'inflazione risponde a molti fattori oltre al prezzo dell'energia, inclusi il mercato del lavoro, le politiche fiscali e le dinamiche della domanda. Per le famiglie americane un tasso di inflazione più elevato significa maggiori spese per beni essenziali come trasporti e riscaldamento.
Il caso ha anche un risvolto politico: recentemente il presidente aveva dichiarato ai giornalisti di non considerare le finanze degli americani nelle trattative con Teheran, una frase che poi ha definito «una dichiarazione perfetta». Quel commento aveva suscitato critiche e timori sul peso che le scelte di politica estera possono avere sull'economia domestica.
Contesto e possibili sviluppi
Gli economisti avvertono che se le tensioni geopolitiche dovessero persistere, il rischio è di vedere prezzi dell'energia ancora volatili nel medio periodo, con effetti secondari sui prezzi al consumo. Al contrario, una normalizzazione dei flussi petroliferi potrebbe attenuare una parte delle pressioni inflazionistiche, ma non eliminerebbe automaticamente le cause strutturali che possono sostenere l'aumento dei prezzi.
I prossimi dati sull'inflazione e le dichiarazioni delle autorità monetarie saranno osservati con attenzione da mercati e consumatori: la traiettoria dei prezzi nei prossimi mesi determinerà l'ampiezza dell'impatto sul potere d'acquisto delle famiglie e sulle strategie politiche dell'amministrazione.
Fact Check
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Verificato il: 10 giugno 2026