La ricetta sociale della transizione digitale: il Fondo Repubblica Digitale oltre i 100mila beneficiari
Nato nel 2021 da Governo e ACRI, il Fondo ha stanziato 170 mln e misura l'impatto per scalare progetti contro il divario digitale.
Il Fondo Repubblica Digitale, nato nel 2021 da un protocollo tra Governo e ACRI, dichiara di aver già stanziato 170 milioni dei 215 milioni complessivi e di aver raggiunto oltre 100.000 beneficiari. Secondo la direttrice Martina Lascialfari, il modello punta a trasformare il divario di competenze digitali in opportunità occupazionali e sociali, evitando che la transizione tecnologica lasci indietro le fasce più fragili.
Il Fondo opera dal 2022 tramite un'impresa sociale e ha finanziato finora 189 progetti; nei primi 73 progetti conclusi il 90% dei partecipanti ha completato il percorso formativo e circa un terzo ha ottenuto un nuovo impiego o migliorato la propria posizione. Questi numeri, raccontati dalla direttrice, vengono presentati come prova di un approccio che mette al centro la persona e non soltanto la tecnologia.
Modello e misurazione dell'impatto
La chiave di svolta del Fondo è la governance ibrida: accanto al ruolo istituzionale del Governo c'è la presenza attiva delle fondazioni di origine bancaria, che fungono da ponte con le comunità locali. Il progetto ha coinvolto oltre 1.300 organizzazioni e ricevuto più di 2.000 proposte progettuali, segnali che il terzo settore ha risposto con forza alla chiamata.
Un elemento distintivo è la misurazione sistematica degli esiti: l'Evaluation Lab applica valutazioni d'impatto controfattuale per capire cosa sarebbe successo alle persone senza l'intervento finanziato. I risultati alimentano poi i bandi di scale-up, pensati per far crescere i progetti più efficaci e proporre soluzioni pronte per essere integrate nelle politiche pubbliche.
Il Fondo non si limita a erogare risorse, ma accompagna i progetti nella fase di implementazione per correggere criticità sul campo; questo approccio di learning-by-doing è stato definito dalla direttrice come strategia per trasformare la sperimentazione in politiche permanenti.
Risultati, territori e target
Il modello punta esplicitamente a intercettare categorie fragili: NEET, disoccupati, persone con disabilità e detenuti. Le fondazioni locali hanno avuto un ruolo di 'sentinella' per individuare bisogni specifici e superare i vincoli territoriali. L'ibridazione tra profit, no-profit, università ed enti pubblici ha permesso di distribuire interventi sul territorio, con ricadute maggiori nelle aree dove il divario digitale è più marcato.
Tuttavia, il trasferimento di modelli efficaci su scala nazionale resta una sfida: la replicabilità, la qualità dei partner locali e la capacità di monitorare gli esiti nel medio-lungo termine sono punti critici da seguire con attenzione.
Risorse disponibili e agenda 2026
La direttrice Lascialfari segnala che il Fondo ha attratto oltre 4,5 milioni di euro da investitori internazionali e che, entro la fine del 2026, rimangono oltre 50 milioni di euro da allocare attraverso tre grandi bandi. Tra questi figurano il bando Zenit da 6 milioni per la disabilità e canali di cofinanziamento per 9 milioni.
Il Fondo è gestito da un team giovane di 18 persone e punta a conservare la flessibilità del privato senza rinunciare a trasparenza e imparzialità nella gestione della cosa pubblica.
Questioni aperte e osservazioni
Pur riconoscendo risultati incoraggianti, permangono questioni operative e di sistema: la sostenibilità a lungo termine dei progetti, la necessità di integrare valutazioni indipendenti nel tempo e il rischio che iniziative frammentate non trovino una strada chiara verso l'adozione istituzionale. La misurazione controfattuale e i bandi di scale-up sono strumenti utili, ma il passaggio da sperimentazione a politica pubblica richiederà coordinamento centrale e risorse dedicate.
La storia del Fondo Repubblica Digitale mette in luce un percorso che prova a coniugare innovazione, inclusione e valutazione scientifica: resta da verificare se questo modello ibrido potrà davvero diventare un punto di riferimento stabile per la politica italiana nella lotta al digital divide e nella promozione dell'occupazione digitale.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 15 giugno 2026