Meloni frena sul divieto dei social per under 16: «Non contraria, ma servono piattaforme responsabili»
La premier preferisce lasciare il dibattito al Parlamento e chiede il coinvolgimento delle piattaforme: il divieto rischia di essere aggirato.
La premier Giorgia Meloni ha dichiarato che il governo ha deciso di non intervenire sul tema del divieto dei social per i minorenni «per rispetto a un lavoro che c'era a livello parlamentare». La posizione del governo si pone quindi su un piano di moderazione: la premier non si è detta contraria alla misura, ma ne solleva dubbi di efficacia.
L'intervento segue l'annuncio dell'iniziativa del Regno Unito che prevede il divieto di accesso a piattaforme come TikTok & co. per gli under 16. La misura britannica ha riacceso il dibattito anche in Italia, dove la proposta è attualmente in esame nelle sedi parlamentari.
Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Gianmarco Valditara, si era espresso apertamente favorevole all'introduzione del divieto anche in Italia, rimandando tuttavia l'adozione della decisione al disegno di legge in discussione al Senato. La posizione di Valditara contrasta con la prudenza manifestata dalla premier nelle ultime dichiarazioni.
Meloni ha motivato la scelta con argomentazioni pratiche: «Io non sono contraria al divieto di utilizzo dei social per i minori di 16 anni, non sono neanche convinta che la proposta da sola sia risolutiva del problema — perché quel tipo di divieto si aggira facilmente e quindi noi rischiamo di trasferire anche un problema in parte sulle famiglie». Secondo la premier, dunque, la misura rischia di essere inefficace se non accompagnata da strumenti di controllo e responsabilizzazione.
Contesto e sviluppi parlamentari
La premier ha insistito sul fatto che qualsiasi proposta, compresa quella attuale, «non possa prescindere dal coinvolgimento delle piattaforme». Per Meloni la questione va posta direttamente in capo ai gestori dei servizi digitali, che «hanno delle responsabilità e si devono assumere le loro responsabilità». Il governo per ora preferisce seguire i lavori parlamentari senza imporre misure esecutive unilaterali.
Il quadro rimane in evoluzione: il dibattito al Senato dovrà confrontarsi con problemi di applicabilità, controllo dell'età, possibili strumenti tecnici e con le richieste di coinvolgimento diretto delle aziende tecnologiche. Sul piano politico, la divergenza di accenti tra esecutivo e singoli ministri indica che la discussione continuerà a essere anche un banco di prova per responsabilità istituzionali e policy digitali.
Fact Check
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Verificato il: 17 giugno 2026