Piantedosi: «La Bossi‑Fini non c’entra con Amendolara, erano tutti in regola»
Il ministro difende la gestione dell'immigrazione e snocciola numeri su ispezioni, arresti e rimpatri dopo il caso Amendolara.
Roma. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha respinto oggi l'ipotesi che la legge Bossi‑Fini possa essere collegata al tragico episodio di Amendolara, sostenendo che tutti i cittadini stranieri coinvolti «erano in possesso di un titolo di soggiorno che consentiva loro di prestare un'attività lavorativa regolare». Le dichiarazioni sono state rese durante il question time alla Camera e accompagnate da un'ampia serie di dati sulle attività di contrasto al caporalato e sull'immigrazione.
Dettagli e numeri
Secondo il ministro, dal 2022 a oggi sono state presentate 1.895 denunce e effettuati 346 arresti per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Piantedosi ha ricordato l'incremento del corpo ispettivo: dalle 3.983 unità del 2022 alle attuali 4.366, risultato dell'assunzione di 1.396 ispettori. Per il triennio 2026‑2028 il piano del governo prevede l'assunzione di ulteriori 300 unità e di 150 militari dei Carabinieri destinati alla tutela del lavoro.
Il ministro ha evidenziato che nel 2025 sono state avviate oltre 157.000 ispezioni, a fronte delle circa 100.000 del 2022; un incremento che, sempre secondo Piantedosi, ha portato a sanzioni praticamente raddoppiate rispetto a un decennio fa. Inoltre, ha annunciato l'imminente avvio di una vigilanza straordinaria su tutto il territorio nazionale per prevenire e reprimere i fenomeni di sfruttamento lavorativo.
Piantedosi ha inserito il caso di Amendolara nel più ampio quadro della necessità di un saldo controllo dell'immigrazione, definendolo una condizione preliminare per garantire che le esigenze del mercato del lavoro si realizzino «nel rispetto, e non a scapito, della legalità, della sicurezza e dei diritti fondamentali dei lavoratori».
Sul fronte della sicurezza generale, il ministro ha presentato una fotografia dei reati: un calo complessivo dei delitti nel 2025 pari al -2% rispetto al 2024, con -15% per gli omicidi volontari, -6% per i furti e -4% per le rapine.
Per quanto riguarda i flussi migratori, Piantedosi ha affermato una riduzione degli arrivi «di meno 77% rispetto al 2023 e di meno 52% rispetto al 2025», mentre i rimpatri sarebbero aumentati di oltre il 40% dall'insediamento del governo, con un incremento «di oltre il 30%» nei primi mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Osservatori e analisti potrebbero rilevare una incongruenza nelle comparazioni temporali addotte dal ministro — in particolare nel confronto percentuale con il 2025, anno cui si fa riferimento come termine di paragone per il dato «di oggi» — e la questione richiede chiarimenti ufficiali per essere verificata e contestualizzata correttamente.
Le affermazioni di Piantedosi arrivano in un clima di forte attenzione pubblica sul caso di Amendolara: la sua linea è quella di collegare la lotta al caporalato e il rafforzamento dei controlli sull'immigrazione alla prevenzione di simili tragedie, mentre il dibattito politico resta aperto sulle responsabilità normative e operative che emergono dopo l'accaduto.
Fonte: dichiarazioni del ministro Matteo Piantedosi durante il question time alla Camera, riprese dall'Agenzia Dire. Tutti i dati citati sono riferiti alle parole del ministro e vanno considerati nell'attesa di eventuali verifiche e documentazione ufficiale aggiuntiva.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
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Verificato il: 10 giugno 2026