Riforma Rai, Giorgetti avverte: «Il modello societario non può essere stravolto»
In audizione al Senato il ministro dell'Economia difende l'assetto societario della Rai e esclude privatizzazioni o cessioni di quote del Mef.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha rilanciato in audizione alla commissione Ambiente del Senato la linea del Governo sulla riforma della Rai: «Il modello societario non può essere stravolto». Ha sottolineato l'idea che la Rai, essendo una società per azioni, debba mantenere i tratti essenziali della disciplina civilistica per non comprometterne la funzionalità.
Dichiarazioni chiave dell'audizione
Giorgetti ha precisato che la Rai «è una società per azioni e, come tale, non può che seguire la disciplina societaria e di diritto comune dettata dal codice civile». Ha aggiunto che modifiche e adattamenti sono possibili solo se compatibili con l'ordinamento societario e non annullino le caratteristiche fondamentali dell'assetto corrente.
Ha poi focalizzato l'attenzione sulle designazioni dei componenti del Consiglio di amministrazione: a normativa vigente «sono due su sette i componenti designati dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministero dell'Economia e delle Finanze», che agisce come azionista di RAI. Secondo il ministro, questa previsione «non si ritiene ulteriormente comprimibile», pena la perdita di coerenza con l'assetto azionario e le responsabilità dell'azionista.
Sulla figura dell'amministratore delegato Giorgetti ha ricordato che le prerogative del Mef sono già di mera proposta e che una ulteriore compressione risulterebbe «incoerente, anche funzionalmente». In sostanza, ha difeso la necessità di preservare un equilibrio tra poteri decisionali e responsabilità azionarie.
Il ministro ha definito il tema un «dossier complesso», che richiederà valutazioni coordinate a livello di governo e di Parlamento. Ha inoltre escluso chiaramente l'ipotesi di cessioni di quote del ministero a privati o di privatizzazioni della Rai: «non ho mai pensato a eventuali cessioni di quote del ministero a privati... o a privatizzazioni».
Implicazioni politiche e prossime tappe
Le parole di Giorgetti segnalano che il Governo intende mantenere un ruolo consistente del MEF nella governance della tv pubblica, limitando interventi che possano alterare la natura societaria dell'azienda. La riforma dovrà ora confrontarsi con le istanze parlamentari, le audizioni e l'eventuale ricalibrazione del testo, con ricadute sulla governance e sull'equilibrio tra autonomia editoriale e responsabilità azionaria.
Nei prossimi passaggi parlamentari le parti politiche saranno chiamate a mediare tra spinte a riformare l'assetto e la necessità indicata dal ministro di operare scelte coerenti con la disciplina societaria. Le prossime settimane potrebbero quindi chiarire margini, tempi e contenuti delle modifiche proposte.
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Verificato il: 10 giugno 2026