Sensi: «Il Pd c’è, ha un ruolo; il dibattito sull’anima è teologico», primarie aperte e allargamento per vincere
Il sen. Filippo Sensi difende il ruolo del Pd, auspica primarie aperte e invita a trasformare la somma degli alleati in un’offerta credibile e di governo.
Il senatore Filippo Sensi ribadisce che il Partito Democratico c’è e deve giocare un ruolo centrale nella costruzione di un’alleanza in vista delle prossime elezioni politiche. Per Sensi il confronto sull’“anima” del partito è più un tema teologico che politico, mentre la priorità resta mettere insieme una coalizione in grado di offrire una proposta credibile, solida e di governo ai cittadini.
Nell’intervista rilasciata all’Agenzia Dire, Sensi commenta le recenti uscite dal partito — in particolare quelle di Marianna Madia e Pina Picierno — distinguendo tra motivazioni diverse: Madia lascia per contribuire a un centrosinistra più largo senza polemiche, mentre Picierno esce «in maniera molto polemica» con una critica netta al Pd, scelta che Sensi rispetta ma non condivide.
Primarie, alleanze e ruolo del Pd
Sensi conferma la sua preferenza per le primarie come strumento di scelta del leader: «è nel DNA del Pd», dice, aggiungendo che le modalità (primarie aperte o riservate, turno unico o doppio) sono da definire. Sensi è favorevole alle primarie aperte, ritenute tradizionali e inclusive, ma sottolinea che il formato è un elemento rilevante e va discusso.
Sul tema delle alleanze, il senatore richiama la differenza tra matematica e chimica: la prima impone la necessità di sommare forze politiche diverse per raggiungere il quorum elettorale; la seconda indica la sfida reale, cioè costruire un profilo politico coerente per una coalizione che includa forze di centro, riformiste e anche il Movimento 5 Stelle, che Sensi definisce una «forza di destra».
Sensi cita l’intervento di Goffredo Bettini sull’esigenza che il Pd non si presenti da solo e concorda sulla necessità di un campo largo. Tuttavia avverte che la somma degli addendi deve trasformarsi in qualcosa di più: «dalla somma degli cespugli non viene il giardino», evidenziando il rischio di un eccessivo frammentarsi del centrosinistra.
Il senatore accoglie senza preclusioni la nascita di nuove formazioni centriste — da Renzi a Calenda, dalle iniziative di Onorato agli spazi liberaldemocratici — ribadendo però due caveat: evitare uno sfarinamento dell’offerta di centro e non puntare a costituire liste satelliti solo per vantaggi d’immagine. Per Sensi, il Pd deve restare al centro del progetto, guidato dalla segretaria Elly Schlein e dalla sua squadra.
Sensi mette in guardia infine sul metodo del negoziato tra leader: «al tavolo sai come entri, ma non sai come esci», preferendo la chiarezza delle primarie che, a suo avviso, permettono al Pd di «correre a testa alta» e di misurarsi con gli elettori.
In sintesi, il messaggio politico è pragmatico: il Pd resiste, cerca un’alleanza ampia ma non sterile, difende le primarie come strumento di legittimazione e chiede che la costruzione dell’alleanza passi dalla semplice somma di forze a una reale compatibilità programmatica e di governo.
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Verificato il: 12 giugno 2026