Strage di Ustica: familiari contro l'archiviazione, Meloni non ha risposto
A 46 anni dalla tragedia le famiglie chiedono che Governo e alleati forniscano risposte mentre la Procura valuta l'archiviazione.
Le famiglie delle 81 vittime della strage di Ustica hanno ribadito oggi a Bologna il loro No all'archiviazione e dichiarano di non aver ricevuto una risposta dalla premier Giorgia Meloni. A 46 anni dalla tragedia, e dopo l'intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha sollecitato la ricerca della verità, l'associazione chiede che il procedimento non si chiuda senza l'accertamento degli autori materiali.
La presidente dell'Associazione parenti delle vittime, Daria Bonfietti, intervenuta in Consiglio comunale, ha affermato: «Se la magistratura non ci riesce, ci deve riuscire la politica». Bonfietti ha ricordato che, per le famiglie, è ormai da considerare accertato che il DC9 dell'Itavia sia stato abbattuto durante un episodio di guerra aerea, e che resti aperta la questione dell'individuazione dei responsabili materiali.
Bonfietti ha richiamato l'attenzione sulle 450 pagine depositate dai magistrati che chiedono l'archiviazione, sottolineando come nei documenti siano contenuti elementi che le famiglie ritengono meritevoli di ulteriori approfondimenti: la presenza della portaerei Foch nel Tirreno quella notte, esercitazioni militari francesi e americane e attività riconducibili alla base di Grazzanise. Per l'associazione, esistono ancora indagini da completare.
Le famiglie hanno chiesto inoltre che il Governo si costituisca contro l'archiviazione e Bonfietti ha spiegato di non aver ancora ottenuto una risposta formale dalla premier circa la richiesta di far intervenire l'Avvocatura dello Stato. «Chiedo che il Governo voglia sapere cosa successe quella notte nei nostri cieli», ha aggiunto la presidente, sollecitando anche che dall'incontro tra Meloni e Macron emerga una richiesta di chiarimenti alla Francia.
Reazioni istituzionali
Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha definito inaccettabili le cosiddette «archiviazioni di comodo» e ha rilanciato l'appello a ottenere chiarezza dagli alleati. Lepore ha ringraziato il presidente Mattarella per la vicinanza alle famiglie e ha affermato che non vi sono motivi per cui Paesi come la Francia non debbano mettere a disposizione le informazioni in loro possesso.
Il primo cittadino ha inoltre sottolineato il ruolo tenace dei parenti: in 46 anni hanno dato nuova forza alla parola memoria, custodendo nomi e documenti e trasformando il dolore privato in coscienza pubblica. Lepore ha ricordato il giornalista Andrea Purgatori e ha annunciato che Bologna realizzerà un parco e un polo della memoria dedicato alle stragi e ai depistaggi che hanno segnato la storia del Paese.
Anche il Pd di Bologna si è schierato contro l'archiviazione della Procura di Roma, chiedendo che il Governo ottenga risposte dai Paesi della Nato e dagli Stati alleati. Il segretario provinciale Enrico Di Stasi ha citato iniziative parlamentari, tra cui un'interrogazione del deputato Andrea de Maria sugli archivi del ministero dei Trasporti per gli anni 1969-1984, ritenuti potenzialmente rilevanti per ricostruire i fatti.
Sul piano processuale, la Procura di Roma è chiamata a decidere sulla richiesta di archiviazione. Le famiglie hanno annunciato l'intenzione di chiedere la non archiviazione per consentire ulteriori accertamenti, e hanno indicato come priorità sia il perseguimento di nuove indagini sia l'impegno politico-istituzionale per ottenere la collaborazione degli Stati alleati. La vicenda resta quindi aperta su più piani: giudiziario, politico e internazionale, con il Paese che sollecita chiarezza e responsabilità.
Fact Check
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Verificato il: 27 giugno 2026