TAR ordina al Garante della Privacy di rendere accessibili le spese 2024: Ranucci parla di «altra vittoria»
Il Tribunale Amministrativo del Lazio riconosce a Report il diritto all'ostensione dei documenti di spesa del collegio del Garante per il 2024.
Il Tribunale Amministrativo del Lazio (TAR) ha disposto l'ostensione dei documenti di spesa relativi al 2024 del collegio del Garante per la protezione dei dati personali, dando ragione alla richiesta della redazione di Report. Il conduttore Sig. Ranucci ha definito la sentenza sui social «altra vittoria», sottolineando il ruolo dell'accesso civico generalizzato come strumento di controllo democratico.
Decisione del TAR
Secondo il provvedimento citato dalla redazione, il TAR ha riconosciuto l'importanza dello strumento dell'accesso civico generalizzato, che «ha lo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico». Il Tribunale ha rilevato che la fornitura di dati aggregati da parte del Garante è «oltre che generica è anche parziale», non consentendo una visione completa delle modalità di impiego delle risorse pubbliche.
In particolare il TAR ha affermato che le spese sostenute dal Presidente, dai componenti del Collegio e dal Segretario generale «pur potendo afferire anche a esigenze personali connesse allo svolgimento dell'incarico, sono comunque integralmente soggette a obblighi di tracciabilità e rendicontazione in quanto gravanti su risorse pubbliche».
Contesto e atti del procedimento
La redazione di Report aveva presentato due richieste di accesso agli atti per ottenere la visione dei documenti di spesa del collegio del Garante relativi al 2024. Entrambe le istanze erano state, secondo il servizio, sostanzialmente respinte: il Garante aveva fornito solo alcuni dati in forma aggregata, ritenuti dal TAR insufficienti rispetto alla pretesa conoscitiva avanzata dalla testata.
Reazioni e implicazioni
Il conduttore di Report, Sig. Ranucci, ha commentato la decisione definendola un'ulteriore affermazione del diritto di accesso e della funzione di controllo pubblico del giornalismo investigativo. Dal testo della sentenza emerge un richiamo esplicito alla necessità di rendere possibile quel controllo democratico che l'accesso civico generalizzato intende perseguire.
La pronuncia del TAR solleva interrogativi sulle pratiche di trasparenza degli enti che gestiscono risorse pubbliche e sugli standard di rendicontazione richiesti ai vertici istituzionali. Il procedimento proseguirà ora nelle fasi operative per l'ostensione dei documenti richiesti, con possibili ricadute sulle modalità di pubblicazione delle spese e sul diritto di accesso dei cittadini e dei media.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 05 giugno 2026