Unicef al Cnpr: i "bambini invisibili" tra guerre, povertà e disagio mentale
Al forum Cnpr Unicef denuncia mezzo miliardo di minori coinvolti nei conflitti e chiede cessate il fuoco e investimenti per l'infanzia.
L'Unicef ha posto al centro del Cnpr forum il tema dei "bambini invisibili", denunciando una situazione definita «drammatica» e richiamando i governi a un cessate il fuoco globale. Secondo Nicola Graziano, presidente del Comitato Unicef Italia, sono quasi mezzo miliardo i bambini coinvolti, direttamente o indirettamente, in conflitti che si estendono su circa 60 focolai di guerra nel mondo. L'appello principale è chiaro: non si può continuare a finanziare un'economia di guerra a scapito dell'infanzia.
Il forum, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili e presieduto da Luigi Pagliuca, ha messo in risalto come le crisi armate incidano non solo sulla sopravvivenza ma anche sulla salute, sull'istruzione e sulle prospettive future dei minori. L'Unicef rivendica un'azione capillare sui territori e la promozione dei princìpi della Convenzione sui diritti dell'infanzia in oltre 190 Paesi.
I numeri e gli appelli
I dati presentati dall'Unicef, richiamati da Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, sottolineano l'entità numerica dell'emergenza: circa 500 milioni di bambini vivono in aree di conflitto distribuite in 60 Paesi. Ogni anno oltre 3.000 minori muoiono nel Mediterraneo mentre fuggono da fame, povertà e condizioni climatiche estreme. Nel mondo ci sono 150 milioni di bambini colpiti da malnutrizione cronica; il Sudan è indicato come una delle emergenze umanitarie più gravi del pianeta. In Europa, più di 13 milioni di bambini necessitano di assistenza umanitaria insufficiente.
Iacomini ha sollevato anche un dilemma morale: in un contesto di aumento delle spese militari, diminuiscono gli aiuti alla cooperazione internazionale. «Con le stesse risorse investite negli armamenti si potrebbero combattere povertà, fame e disuguaglianze», è stato il monito rivolto ai decisori pubblici.
La dimensione urbana del problema è stata descritta da David Santodonato, presidente del Comitato Unicef Roma: nelle grandi città italiane il disagio mentale tra giovani è particolarmente acutizzato. Santodonato ha evidenziato come l'accesso massiccio a informazioni e immagini di crisi, guerre ed emergenze ambientali possa generare ansia e stress nei ragazzi che non dispongono degli strumenti critici per elaborarle. Serve, ha detto, una società che si prenda cura del loro benessere, con il coinvolgimento di istituzioni, scuola, famiglia e cultura.
Il ruolo del settore privato è stato al centro dell'intervento di Carlo Maiorca, responsabile rapporti con le imprese del Comitato Unicef Roma: il sostegno alle attività dell'Unicef proviene quasi esclusivamente da donazioni private e lasciti. Le imprese e i cittadini possono rendersi protagonisti di progetti di solidarietà, mentre l'intervento istituzionale resta limitato e spesso circoscritto a programmi di cooperazione specifici.
Dal punto di vista dei professionisti, Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale, ha richiamato l'attenzione sulla situazione italiana, dove oltre un milione di minori vive in povertà assoluta e il disagio giovanile è in crescita. I professionisti, ha osservato, possono svolgere un ruolo determinante nel sostenere progetti a tutela delle nuove generazioni attraverso impegno sociale e iniziative concrete.
Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale esperti contabili, ha chiuso gli interventi richiamando la necessità di andare oltre la sola assistenza umanitaria: milioni di bambini restano privati di identità anagrafica, esposti a sfruttamento e abusi. Secondo Longoni è urgente garantire diritti, protezione e strutture educative che restituiscano dignità e opportunità a queste giovani vite.
Nel corso del forum è emersa con forza la richiesta di un cambio di priorità nelle politiche pubbliche e negli investimenti: da un'economia che premia la guerra a una strategia globale che metta al centro l'infanzia, la protezione dei minori e il rafforzamento dei sistemi di assistenza e istruzione. L'Unicef ha rilanciato l'appello a istituzioni, imprese e società civile per tradurre dati e allarmi in interventi concreti sul territorio.
Fact Check
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Verificato il: 15 giugno 2026