Uno Bianca: il Copasir apre un fascicolo dopo le rivelazioni di Roberto Savi; il pm che li arrestò esclude complotti
Il Copasir acquisirà documenti sui presunti legami con i servizi dopo le parole di Roberto Savi; il pm Daniele Paci resta scettico.
Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) ha deciso di aprire un fascicolo sulle nuove rivelazioni relative alla banda della Uno Bianca, a seguito delle dichiarazioni televisive di Roberto Savi che hanno ipotizzato legami con settori dei servizi di informazione. Il presidente Lorenzo Guerini ha informato il deputato Andrea De Maria dell'iniziativa, che punta ad acquisire «ogni utile elemento di informazione» dagli organi istituzionali competenti.
Il deputato dem Andrea De Maria aveva sollecitato l'intervento del Copasir il 6 maggio, dopo l'intervista andata in onda. "Voglio ringraziare il presidente Guerini e tutto il Comitato per questa decisione, che testimonia serietà e rigore istituzionale", ha dichiarato De Maria, sottolineando l'importanza di «sostenere la ricerca di tutta la verità sulla banda della Uno bianca» a favore delle vittime e dei loro familiari.
Le dichiarazioni che hanno riacceso il caso riguardano presunte coperture offerte da settori dei servizi segreti alla banda e affermazioni su soggetti che, sempre secondo Savi, avrebbero garantito una protezione dalle indagini. Savi ha inoltre sostenuto che la rapina all'armeria di via Volturno avrebbe avuto come obiettivo l'eliminazione dell'ex carabiniere Pietro Capolungo. Di queste affermazioni De Maria ha chiesto una verifica formale delle eventuali documentazioni in possesso dei servizi.
La Procura di Bologna ha intanto acquisito l'intervista rilasciata a Belve e ha proceduto a sentire i fratelli Savi nei giorni scorsi. Sono in corso gli accertamenti sull'attendibilità delle nuove dichiarazioni, con i magistrati chiamati a valutare eventuali risvolti giudiziari delle rivelazioni.
La versione del pm che coordinò le indagini
Chi coordinò le indagini che portarono all'arresto dei fratelli Savi nel 1994, il pm Daniele Paci, è intervenuto pubblicamente e si è detto scettico sulle nuove ipotesi di una «spy story». Al convegno "Uno Bianca, Memoria e Verità" a Rimini Paci ha ribadito che, secondo gli accertamenti dell'epoca, non emergerebbero elementi che configurino il coinvolgimento di soggetti esterni alla banda.
Secondo il magistrato, molte delle vittime furono uccise perché i componenti della Uno Bianca temevano di essere riconosciuti: «Uccisero per non lasciare testimoni, per pura banalità», ha detto Paci, richiamando la drammaticità e la semplicità delle motivazioni che, a suo avviso, caratterizzarono la sequenza di omicidi.
Il pm ha inoltre sottolineato che, «quando abbiamo accertato una verità, non occorre instillare il mistero», e si è detto convinto che non ci siano «altre persone dietro la banda», invitando a fidarsi degli esiti investigativi già raggiunti, pur lasciando aperta la possibilità che i colleghi di Bologna approfondiscano nuovi elementi.
Il contesto storico resta quello di una lunga scia di violenza: tra il 1987 e il 1994 la banda della Uno Bianca è ritenuta responsabile dell'uccisione di 24 persone e del ferimento di 129 altre, con episodi concentrati in Emilia-Romagna e Marche. Quel bilancio drammatico è il motivo per cui ogni nuova rivelazione riceve immediata attenzione pubblica e istituzionale.
Sul piano delle prossime mosse, il Copasir ha annunciato l'intenzione di acquisire documenti e informazioni dagli organi di competenza per verificare la fondatezza delle affermazioni sui presunti collegamenti con i servizi. Parallelamente la magistratura di Bologna proseguirà gli accertamenti, con l'obiettivo di chiarire l'attendibilità delle dichiarazioni e stabilire se sussistano elementi per ulteriori indagini giudiziarie. In assenza di nuovi riscontri, però, la linea difensiva del pm Paci resta quella di una spiegazione interna e criminale agli eventi, priva di coperture esterne.
Fact Check
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Verificato il: 19 giugno 2026