Arcuri in Commissione: «Nessun illecito, eravamo in guerra disarmati. Lo rifarei»

L'ex commissario respinge le accuse su mascherine e appalti: «Nessuna pressione politica, i dispositivi erano approvati».

A cura di Redazione Redazione
28 luglio 2026 14:03
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Arcuri in Commissione: «Nessun illecito, eravamo in guerra disarmati. Lo rifarei» -
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Domenico Arcuri, ex commissario straordinario per l'emergenza Covid, ha respinto davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta ogni accusa sull'operato durante la prima fase della pandemia. In un'audizione lunga e dettagliata l'ex commissario ha sostenuto che non vi furono illeciti nella gestione degli approvvigionamenti e ha ribadito: «Lo rifarei». Ha inoltre definito il contesto operativo come una vera e propria guerra disarmati, sottolineando la carenza drammatica di dispositivi per il personale sanitario.

Il nodo mascherine

Arcuri ha affrontato nel merito la questione della qualità delle forniture, affermando che «nessuna mascherina farlocca» è stata distribuita negli ospedali e che non ci furono eccezioni nelle procedure di valutazione del Comitato tecnico scientifico (Cts). Ha citato la relazione dell'allora segretario del Cts, Fabio Ciciliano, per sostenere che i tecnici non hanno mai detto che dispositivi inidonei siano finiti tra i sanitari. Sul piano normativo Arcuri ha chiarito che non era sempre necessaria la marcatura CE, purché fosse dimostrata un'efficacia protettiva analoga, valutata da organismi come l'Istituto Superiore di Sanità e l'INAIL.

I contratti e le modalità di pagamento

Sulla presunta «maxi commessa» da 1,25 miliardi Arcuri ha negato che si trattasse di un unico affidamento fuori gara: erano, ha detto, sei contratti distinti con 28 aziende. Ha difeso le modalità di pagamento, sostenendo che erano «in linea con le prassi commerciali internazionali» e che il saldo avveniva dopo che la merce lasciava la disponibilità del venditore. Pur riconoscendo che la legge del periodo consentiva pagamenti anticipati, Arcuri ha precisato di non averne fatto uso e ha riportato la posizione di Ciciliano che in una situazione di «guerra commerciale» pagamenti anticipati potevano essere necessari.

Il ruolo di Consip

Rispondendo alle critiche sul possibile coinvolgimento della centrale acquisti, l'ex commissario ha escluso l'intenzione di escludere Consip dal processo. Ha però descritto la fase iniziale come di massima urgenza: «Per i sanitari servono 3 milioni di mascherine al giorno, noi non avevamo nulla», e ha ricordato che in 50 giorni Protezione Civile e Consip reperirono 2,8 milioni di mascherine. Arcuri ha aggiunto che i dispositivi acquistati tramite Consip risultarono spesso più costosi rispetto ad altre forniture.

Rapporti con la politica e vie legali

Sulle pressioni politiche Arcuri ha negato ogni ingerenza, affermando di non aver ricevuto «alcuna richiesta, alcuna sollecitazione» dal presidente del Consiglio del tempo, citando esplicitamente Conte. Ha definito invece le comunicazioni istituzionali come richieste di fare presto, senza esercitare pressioni tecniche sui funzionari. Infine ha annunciato di aver avviato azioni legali – tra cui una citazione civile al Tribunale di Roma contro la società JC Electronics – per ottenere il risarcimento dei danni relativi ad alcune forniture.

L'audizione, descritta dall'ex commissario come la prima occasione per raccontare in aula «un patrimonio cognitivo» maturato nei mesi dell'emergenza, segna la riapertura del confronto pubblico sulla gestione degli approvvigionamenti nella fase acuta della pandemia e lascia aperti interrogativi su eventuali sviluppi giudiziari e ulteriori approfondimenti richiesti dalla Commissione.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 28 luglio 2026

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