Camera: emendamento della maggioranza bocciato per un voto. Centrodestra in caccia del “franco tiratore”
La Camera respinge l'emendamento 187-188; tensione nel centrodestra, accuse incrociate e sospetti su voti mancanti e assenze.
Sono le 19:09 quando Fabio Rampelli, presidente di turno, annuncia il risultato: "Votanti 375, favorevoli 187, contrari 188. La Camera respinge". L'emendamento su cui la premier Giorgia Meloni aveva messo la faccia viene bocciato per un solo voto: il boato delle opposizioni invade il Transatlantico e monta subito la tensione nel centrodestra.
La maggioranza risulta mancare una trentina di voti rispetto alle attese e scatta la caccia al cosiddetto "franco tiratore". Immediati sono gli sospetti incrociati: i gruppi vicini a Vannacci accusano Forza Italia e la Lega; Maurizio Lupi indica invece Futuro Nazionale come possibile responsabile. La premier definisce il risultato sui social: "Ha vinto di nuovo la palude", sottolineando lo sconcerto per la scena di opposizione che esulta.
In Aula la scena è concitata: escono esponenti di rilievo come Salvatore Caiata (FdI) e il deputato Igor Taruffi (PD) che abbraccia colleghi e avversari. Le opposizioni festeggiano in Transatlantico e chiedono le dimissioni di Meloni. Dal governo arriva preoccupazione: il ministro Pichetto Fratin lascia l'aula con lo sguardo perso; tra i banchi di Forza Italia si registrano confronti animati.
Nella mattinata Antonio Tajani aveva riunito i gruppi per suggerire l'approvazione dell'emendamento: dopo il voto si rifugia dietro una colonna per parlare con alcuni deputati. I forzisti sottolineano assenze giustificate (Cannizzaro, Bergamini) ma ammettono di non conoscere le motivazioni di altri mancati voti. Il capogruppo della Lega Riccardo Molinari nega che i franchi tiratori siano nel suo gruppo, mentre restano aperte ipotesi su voti contrari dovuti al segreto diurna e a contrasti sull'alternanza di genere.
Tra i presenti, la sottosegretaria Matilde Siracusano controlla tabelle e presenze, cercando di ricostruire i numeri; il deputato Orsini consulta il telefono e discute con colleghi. Laura Ravetto, appena passata con Vannacci in Futuro Nazionale, accusa apertamente la Lega e Forza Italia: "Andateli a cercare in Forza Italia e Lega". Dall'altro lato si respira anche un tono quasi ironico: qualcuno parla di votare l'emendamento Ziello sulle preferenze come mossa provocatoria.
La scena fuori dall'aula resta affollata: opposizioni che festeggiano in piazza Montecitorio, brindisi informali alla buvette (Michele Gubitosa offre prosecco) e volti noti come Marta Fascina che transitano tra i banchi. Nel centrodestra si discute se quanto accaduto possa tradursi in una verifica interna o in una crisi più ampia: fonti di partito minimizzano, altri parlano di fibrillazione e di una gestione dei gruppi che non regge alle tensioni.
Contesto e prossimi passi
Il voto ha messo in luce frizioni tra alleati e problemi organizzativi sui banchi del centrodestra: assenze, voci contrapposte e l'effetto del voto segreto complicano ricostruzioni immediate. Nei prossimi giorni è probabile che i gruppi avviino un'analisi interna delle presenze e delle eventuali responsabilità, mentre il governo valuta se e come reagire politicamente. Per ora rimangono accuse incrociate e la certezza che un solo voto possa aver cambiato il corso di una norma voluta dalla maggioranza.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 14 luglio 2026