Dal 1° luglio il dazio UE da 3 euro sui "mini pacchi" extra-Ue: cosa cambia per chi compra online

La Commissione cancella la franchigia 'de minimis': 3 euro per articolo sotto i 150 euro, calcolati per voce doganale e spesso a carico del consumatore.

A cura di Redazione Redazione
01 luglio 2026 12:03
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Dal 1° luglio il dazio UE da 3 euro sui "mini pacchi" extra-Ue: cosa cambia per chi compra online -
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Da oggi, 1° luglio, entra in vigore il nuovo dazio doganale fisso di 3 euro per ogni singolo prodotto importato da paesi fuori dall'Unione europea quando il valore della spedizione è inferiore a 150 euro. La misura, decisa dalla Commissione europea, abolisce la franchigia nota come "de minimis", che fino ad ora permetteva a milioni di piccoli pacchi di entrare in Europa senza oneri doganali.

Come funziona il nuovo prelievo

Il prelievo non riguarda il pacco nel suo complesso ma ogni categoria merceologica definita dal codice tariffario. Questo significa che un unico ordine con più tipologie di prodotto può essere tassato più volte: due paia di scarpe identiche pagheranno 3 euro, mentre un caricabatterie e un paio di auricolari nello stesso pacco potrebbero generare 6 euro di dazio perché appartengono a due voci doganali diverse. Secondo la Commissione, nel 2025 sono entrati nell'Ue quasi 5,9 miliardi di articoli extra-Ue senza dazi, oltre 16 milioni di pacchi al giorno, il 90% proveniente dalla Cina.

Perché la misura è stata adottata

Un funzionario Ue ha spiegato che gli obiettivi sono due: ristabilire parità di condizioni tra imprese europee e venditori stranieri e fornire alle dogane strumenti più efficaci per individuare prodotti non sicuri. I dati citati dalla Commissione mostrano che oltre il 60% dei prodotti controllati nel 2025 — tra giocattoli, elettronica, cosmetici e integratori — non rispettava gli standard di sicurezza europei.

Chi paga il dazio e come incide sull'Iva

Nella pratica il consumatore raramente versa direttamente i 3 euro alle dogane: a farlo è di norma l'importatore, spesso la stessa piattaforma di e-commerce che aderisce al regime IOSS (sistema per la gestione centralizzata dell'Iva sulle importazioni). In questi casi il dazio non entra nella base imponibile Iva. Se il venditore non utilizza l'IOSS, invece, l'Iva si calcola anche sui 3 euro di prelievo, con un aggravio che può gravare sul prezzo finale pagato dal cliente. Le linee guida Ue raccomandano che il costo resti a carico del venditore, ma non vietano che venga trasferito al consumatore tramite spese di spedizione.

L'Italia: rinvio del contributo nazionale

C'era il rischio di un effetto cumulo con il contributo italiano da 2 euro per pacco introdotto dalla legge di bilancio 2026, che avrebbe portato il totale a 5 euro per articolo. Il decreto Infrastrutture collegato al Pnrr, approvato il 22 giugno, ha però rinviato l'entrata in vigore del contributo nazionale al 1° ottobre 2026, evitando al momento la sovrapposizione. Il Codacons ha definito il rinvio "un atto dovuto", rilevando che la misura italiana non aveva prodotto le entrate previste.

Durata della misura e prospettive

Il dazio da 3 euro è una misura transitoria introdotta dal regolamento Ue 2026/382 e resterà in vigore fino al 1° luglio 2028. A quella data entrerà in funzione l'European Customs Data Hub, una piattaforma digitale che permetterà di applicare per ogni prodotto le aliquote doganali ordinarie calcolate sul valore reale e sulla classificazione tariffaria, indipendentemente dall'entità della spedizione. Fino ad allora, i consumatori che acquistano su piattaforme extra-Ue dovranno mettere in conto un prezzo finale più alto rispetto a quello indicato in vetrina, specialmente quando gli ordini contengono prodotti di tipologie diverse.

Impatto pratico per i consumatori

Per chi compra online la novità può tradursi in un incremento del costo finale, sia attraverso il caricamento diretto dei 3 euro per voce sia tramite l'applicazione dell'Iva sul prelievo quando l'IOSS non è usato. Le piattaforme potrebbero inoltre riflettere il costo nelle spese di spedizione o nei prezzi esposti. Gli acquirenti sono quindi invitati a verificare le politiche di gestione doganale del venditore e a considerare la composizione merceologica degli ordini per evitare sorprese sul conto finale.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 01 luglio 2026

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