Electrolux: al Mimit avviato il tavolo sul futuro degli stabilimenti italiani, Urso chiede una nuova proposta industriale
Il governo apre il confronto con Electrolux: richiesta la ritirata del piano e una proposta che tuteli produzione, occupazione e siti italiani.
Oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) si è svolto il tavolo sul futuro di Electrolux in Italia: presenti il ministro Adolfo Urso, i vertici dell'azienda, rappresentanti delle Regioni e delle organizzazioni sindacali e datoriali. Il ministro ha definito l'incontro «un primo, significativo cambio di passo», evidenziando il passaggio da un piano industriale giudicato irricevibile a un confronto vero e articolato in più riunioni volte a trovare una soluzione condivisa per tutelare i lavoratori e gli stabilimenti.
Il governo ha chiesto esplicitamente che l'azienda ritiri il piano presentato e trasformi il confronto in una nuova proposta industriale che assicuri prospettive concrete agli stabilimenti italiani, salvaguardando l'occupazione e la capacità produttiva. Urso ha sottolineato come l'obiettivo primario sia evitare i licenziamenti e preservare le produzioni in Italia.
Contesto europeo e richieste al livello Ue
Secondo il ministro, la vertenza Electrolux è «un caso europeo»: negli ultimi sei anni sono stati chiusi 25 stabilimenti del comparto elettrodomestico in Europa. Per questo motivo il Mimit ha promosso un non-paper sostenuto da Francia, Germania e Polonia, indirizzato al vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné, che chiede il riconoscimento del settore elettrodomestico come strategico, un piano europeo dedicato e strumenti per sostenere investimenti, domanda e capacità produttiva.
Urso ha annunciato l'intenzione di portare il documento al prossimo Consiglio Competitività a Bruxelles, alla fine di settembre, per sollecitare un intervento comunitario finalizzato a modificare il quadro regolatorio giudicato penalizzante per le imprese europee di fronte alla concorrenza asiatica.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha definito l'incontro un ulteriore passo nel percorso negoziale: l'azienda ha prospettato la possibilità di diversificare la produzione, con ipotesi di investimenti tecnologici per le lavatrici di grande capacità a Porcia, che potrebbero portare a una produzione intorno ai 600.000 pezzi. Il governo ha ribadito la volontà di favorire il dialogo tra azienda e sindacati e di attivare gli strumenti disponibili qualora venga presentato un piano serio e condiviso.
Critica la valutazione della deputata Debora Serracchiani, presente al tavolo: l'azienda si sarebbe presentata senza un piano industriale alternativo, con proposte giudicate «fumose» e insufficienti. Serracchiani ha espresso forte preoccupazione per i siti di Porcia e Cerreto, denunciando trasferimenti di produzione in Thailandia e Polonia e l'assenza di risposte sul destino degli impiegati.
Sul calendario, è stato indicato che un nuovo tavolo si terrà nei primi di ottobre al Mimit, mentre sono previsti incontri tecnici il 3 e 4 settembre per approfondire le possibili soluzioni e le proposte industriali da parte dell'azienda.
Le parti coinvolte mantengono aperto il confronto: il governo spinge per un piano alternativo che tenga insieme salvaguardia dell'occupazione, sostenibilità produttiva e misure di politica industriale sia a livello nazionale sia comunitario, mentre i sindacati e alcuni rappresentanti istituzionali chiedono garanzie concrete e precise sul futuro dei siti e dei lavoratori.
Fact Check
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Verificato il: 21 luglio 2026