Ex Ilva, Meloni convoca Palazzo Chigi dopo la sospensione dell'area a caldo: governo conferma 100 mln
La Corte d'Appello sospende la produzione nell'area a caldo di Taranto; il governo stanzia una tranche da 100 milioni per la continuità operativa.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato d'urgenza una riunione a Palazzo Chigi dopo il decreto della Corte d'Appello di Milano che ha disposto la sospensione dell'attività produttiva nell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto, decisione che comporterà la chiusura di tali impianti entro 90 giorni. Si tratta degli impianti considerati essenziali per la capacità produttiva dello stabilimento e dove è impiegata la maggior parte dei lavoratori di Acciaierie d'Italia, con effetti immediati su produzione e occupazione.
Il governo ha preso atto del provvedimento e, nonostante il nuovo sviluppo giudiziario, il Consiglio dei ministri ha confermato lo stanziamento di una tranche aggiuntiva del prestito per la continuità operativa, destinata in particolare all'area a freddo e finalizzata a garantire il funzionamento dell'azienda in attesa del perfezionamento della cessione delle attività. La misura mira a preservare la continuità produttiva e a mantenere attive le fasi non interessate dalla sospensione.
Alla riunione hanno partecipato i ministri e i sottosegretari competenti, tra cui Marina Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, segnalando la rilevanza politica ed istituzionale dell'intervento. Il provvedimento della Corte di Appello è arrivato alla vigilia del previsto tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, incontro ritenuto ora ancor piu necessario per definire garanzie occupazionali e tempistiche.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha precisato che si tratta di ulteriori 100 milioni a favore dell'amministrazione straordinaria di Ilva per completare il percorso di cessione delle attività. Ha inoltre indicato che il finanziamento va a circoscrivere le attività a freddo la cui definizione era in fase avanzata e che dovranno essere aggiornate alla luce della sentenza intervenuta.
Contesto e prossimi passi
La sospensione dell'attività nell'area a caldo interrompe una fase cruciale, proprio mentre era in avanzata definizione un accordo per la cessione dell'intero complesso industriale a un primario operatore siderurgico. L'esito della decisione giudiziaria rischia di riprogrammare i termini della cessione, con possibili ricadute sui tempi di closing e sulle condizioni per l'acquirente.
Domani è previsto il tavolo con i sindacati, incontro che il governo considera fondamentale per definire misure a tutela dell'occupazione e per aggiornare il cronoprogramma della vendita. Sul fronte giudiziario restano possibili sviluppi, inclusi eventuali ricorsi, mentre l'amministrazione straordinaria dispone di risorse aggiuntive per gestire la fase di transizione.
La decisione della Corte e la reazione del governo segnano una fase di forte incertezza sul futuro dello stabilimento di Taranto, tra esigenze ambientali, giudiziarie e la necessità di garantire la continuità produttiva e la tutela dei posti di lavoro in un assetto industriale ancora in sospeso.
Fact Check
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Verificato il: 27 luglio 2026