Maggioranza sconfitta alla Camera: voto 188-187 sull'emendamento apre crisi politica e di governo

Sconfitta in Aula sul reinserimento delle preferenze: opposizioni in piazza, Meloni chiede chiarimenti interni e si apre una crisi politica.

A cura di Redazione Redazione
14 luglio 2026 21:03
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Maggioranza sconfitta alla Camera: voto 188-187 sull'emendamento apre crisi politica e di governo -
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La maggioranza di governo è stata battuta alla Camera su un emendamento cruciale della nuova legge elettorale: 188 voti contrari contro 187 favorevoli, decisione che gli analisti interpretano come una crisi politica e di governo.

La contesa è scoppiata sull'emendamento che prevedeva la reintroduzione delle preferenze nelle liste, proposto da Fratelli d'Italia e sostenuto pubblicamente dai leader di Forza Italia e Lega. Il governo, per voce della ministra Casellati e del relatore di maggioranza, aveva invece chiesto il voto palese e un esplicito sostegno alla proposta.

Le opposizioni, avendo intuito divisioni interne alla maggioranza, ottennero il voto segreto su tutti gli emendamenti; quando è arrivato il turno del testo sostenuto dal capogruppo di Fratelli d'Italia, la maggioranza ha subito la sorpresa: una nutrita pattuglia di deputati della stessa maggioranza ha votato con l'opposizione.

Dopo il voto, è subito partita la ricerca dei responsabili: Maurizio Lupi ha indicato i cosiddetti “vannacciani” come parte di chi ha votato contro, mentre nella maggioranza si chiedono ora chiarimenti sulla tenuta del gruppo.

Sui social e in Aula la premier Giorgia Meloni ha rivendicato l'intento di reintrodurre le preferenze dopo oltre 30 anni e ha ribadito di aver chiesto il voto palese perché ciascuno si assumesse la responsabilità del proprio voto. Ha però ammesso che "anche nella maggioranza sono mancati diversi voti" e ha sollecitato un chiarimento interno.

Le opposizioni non hanno atteso: esultano per il risultato e sono già in piazza per chiedere le dimissioni della presidente del Consiglio. I commenti dei leader politici sono duri: Elly Schlein (Pd) ha parlato di voto contro «l'arroganza», citando criticità economiche e sociali del Paese; Giuseppe Conte (M5S) ha accusato Meloni di aver portato in Aula la legge elettorale per salvare la propria posizione.

Dal versante della maggioranza si invoca invece la continuità dei lavori: si chiede di andare avanti con la riforma della legge elettorale malgrado la sconfitta in Aula e di avviare una riflessione interna sulle responsabilità. Permangono però scenari politici incerti, inclusa la possibilità che la vicenda acceleri la corsa verso una consultazione elettorale anticipata.

Gli osservatori sottolineano due fattori pratici da considerare: una chiamata alle urne anticipata comporterebbe difficoltà burocratiche nella presentazione delle liste a livello nazionale e strategie di campagna che potrebbero favorire o danneggiare diversi attori del centrodestra, compresi i possibili candidati «vannacciani».

Nelle prossime ore le forze politiche dovranno decidere se trasformare il voto di ieri in un confronto aperto (con eventuali passaggi parlamentari) o se cercare mediazioni interne per ricompattare la maggioranza. Intanto il Parlamento rimane il palcoscenico di un confronto che ha già imposto un'accelerazione degli sviluppi politici nazionali.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

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Verificato il: 14 luglio 2026

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