OpenAI: Sam Altman avrebbe offerto al governo Usa il 5% della società
Il Financial Times riferisce che Altman avrebbe proposto a Trump una quota del 5% per condividere i vantaggi dell'intelligenza artificiale.
Secondo il Financial Times, il ceo di OpenAI Sam Altman avrebbe proposto all'amministrazione statunitense di acquisire una partecipazione del 5% nella società. La notizia, riferita da due persone a conoscenza dei colloqui e ripresa dall'Agenzia Dire, colloca al centro il tentativo di ridurre le tensioni tra la Casa Bianca e le aziende leader nel settore dell'intelligenza artificiale.
Dettagli dei colloqui
I contatti sarebbero avvenuti già lo scorso anno: Altman avrebbe parlato direttamente con il presidente Donald Trump e con membri chiave dell'amministrazione, tra cui il segretario al Commercio Howard Lutnick e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Fonti citate dal quotidiano britannico indicano che le trattative sono ancora in una fase iniziale, e che la proposta è stata discussa anche con figure politiche come il senatore Bernie Sanders.
Nella proposta, sempre secondo le fonti, Altman avrebbe presentato l'idea di destinare una piccola quota del capitale di ciascun grande sviluppatore di AI a un fondo sovrano pubblico, citando come modello l'Alaska Permanent Fund. L'obiettivo dichiarato sarebbe di consentire al pubblico di partecipare finanziariamente ai benefici dell'AI.
Valutazione economica e precedenti
Basandosi sulla valutazione post-money di 852 miliardi di dollari raggiunta da OpenAI con un round di finanziamento a marzo, una quota del 5% varrebbe indicativamente 42,6 miliardi di dollari, calcola la CNBC. L'amministrazione Trump, in passato, ha già assunto partecipazioni pubbliche in settori strategici: ha acquisito il 10% di Intel e stanziato oltre 2 miliardi per aziende di calcolo quantistico.
Non è al momento chiaro se altri gruppi del settore come Anthropic, Google o Meta sarebbero disposti a seguire un'ipotesi simile. Le fonti dell'FT sottolineano che, qualora si volesse procedere, potrebbe essere necessario un atto del Congresso per autorizzare e normare eventuali acquisizioni di capitale da parte del governo.
Implicazioni politiche, regolamentari e di mercato
L'offerta segnalata da Altman solleva questioni immediate su controllo, trasparenza e conflitti di interesse: una partecipazione pubblica in società private leader dell'AI potrebbe mutare gli equilibri tra Stato e industria e porre dilemmi su governance e accesso alle tecnologie. Sul piano regolatorio, la misura richiederebbe valutazioni su antitrust, sicurezza nazionale e tutela degli investitori.
Analisti e osservatori politici vedono la proposta sia come una mossa per ottenere consenso politico e mitigare le pressioni governative, sia come un esperimento di redistribuzione dei profitti tecnologici. Rimane però aperta la partita sul come e sul chi dovrebbe controllare eventuali fondi sovrani o meccanismi di redistribuzione.
Reazioni attese e scenari futuri
Fonti istituzionali e aziende del settore potrebbero adottare atteggiamenti cauti: le trattative, se proseguiranno, richiederanno negoziazioni complesse e tempo. Un accordo potrebbe rappresentare un precedente globale sulla relazione tra governi e sviluppatori di intelligenza artificiale; l'eventuale approvazione richiederà di valutare impatti economici, legali e geopolitici.
La vicenda resta basata su informazioni fornite a un quotidiano finanziario e su dichiarazioni di poche fonti: per ora, la proposta non è stata confermata ufficialmente né da OpenAI né dalla Casa Bianca. Resta da vedere se l'idea del 5% si tradurrà in una proposta concreta da sottoporre al Congress o in una più ampia discussione pubblica sul ruolo dello Stato nell'economia dell'AI.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 02 luglio 2026