Paola Ferrari attacca il 'modello' femminile nel calcio: stoccata implicita a Diletta Leotta
In un'intervista a Chi la giornalista critica l'uso della bellezza come leva: «Ho combattuto per valori seri, non per queste stupidaggini».
Paola Ferrari è tornata a parlare con toni netti del ruolo delle donne nel racconto del calcio in una lunga intervista pubblicata su Chi, in cui ha messo al centro la propria visione professionale e personale. La giornalista, volto storico della copertura dei Mondiali per Rai 1, ha offerto una dichiarazione che ricollega il suo impegno passato a una critica sul modello femminile oggi promosso dai media.
Ferrari non fa nomi, ma la critica è rivolta «a un certo tipo di donna nel mondo del calcio» che punta «esclusivamente sull'attrazione fisica suscitata negli uomini». Con queste parole la giornalista segnala una distinzione netta tra chi, secondo lei, costruisce notorietà sulla bellezza e chi l'ha fatto con professionalità e sacrificio. "È inutile nascondersi dietro a un dito e dire che noi donne siamo libere, questa è una scusa banale", ha detto, ribadendo che libertà e parità non si esauriscono nell'apparenza.
Contesto e riferimenti
L'intervista ripercorre anche la carriera di Ferrari e la scena professionale che la circonda: il riferimento alla collega mai nominata richiama polemiche già note, mentre il tono rimane di fatto critico e misurato. Paola Ferrari afferma di aver «combattuto per valori seri, non per queste stupidaggini», sottolineando il valore della lotta contro i pregiudizi e della credibilità giornalistica costruita sul campo.
Critiche a figure e istituzioni
Oltre alla stoccata al modello femminile, il racconto dell'intervista non risparmia altri nomi: Ferrari rivolge osservazioni anche a Gennaro Gattuso e agli stessi dirigenti Rai che in passato l'hanno messa da parte, secondo quanto riportato. Il quadro che ne emerge è quello di una professionista che valuta in modo critico scelte individuali e decisioni istituzionali all'interno del sistema televisivo.
Nel colloquio la giornalista annuncia anche scelte personali: si definisce «una donna libera» e dichiara che questo potrebbe essere il suo ultimo Mondiale in Rai; esprime inoltre il desiderio di condurre «Chi l'ha visto». Il paragone fatto con figure come Selvaggia Lucarelli serve a segnalare una propria idea di libertà che si misura con l'impegno e la parola pubblica, non con l'apparenza.