Roggero si scusa con Mattarella: «Appello freddo, mi dispiace». Petizione per la grazia supera 120mila firme
Il gioielliere detenuto a Bollate chiede scusa per il messaggio al Presidente; la Lega annuncia oltre 120mila adesioni in poco più di tre giorni.
Il gioielliere Mario Roggero, detenuto nel carcere di Bollate, si è scusato per l'«appello freddo» rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha riferito il legale Sergio Novani. Novani, in un'intervista rilasciata a 'Il Giornale', ha spiegato che Roggero ha trascorso la prima notte nell'istituto penitenziario alle porte di Milano e che il suo pensiero è rivolto soprattutto alla moglie Mariangela, che ha presentato la domanda di grazia.
Secondo l'avvocato, Roggero si è inoltre scusato per le frasi rivolte ai parenti dei rapinatori: «Avrebbe voluto girarle al mondo» e afferma di essere stato «schiacciato dalla tensione del momento e dall'imminenza dell'entrata in carcere». Novani ha sottolineato la volontà del detenuto di essere ricordato come «un uomo che ha lavorato onestamente per una vita intera» e non solo per il messaggio polemico che ha suscitato clamore.
Petizione per la grazia
La Lega ha reso noto che la petizione online per chiedere la concessione della grazia a Roggero ha superato le 120mila adesioni in poco più di tre giorni. L'iniziativa, partita dal capogruppo della Lega nel Consiglio comunale di Massa, Filippo Frugoli, è stata poi rilanciata a livello nazionale dal partito.
Nel comunicato ufficiale la Lega ha ringraziato «tutti coloro che hanno già aderito» e ha invitato i cittadini a continuare a sottoscrivere e diffondere la petizione, sostenendo che «chi ha difeso la propria vita, la propria famiglia e il proprio lavoro non debba essere lasciato solo». Il partito ha inoltre definito il risultato un «traguardo» che conferma la partecipazione dei cittadini; il link alla petizione è stato reso pubblico dalla stessa formazione politica.
La ricostruzione dell'accaduto e le dichiarazioni riportate provengono da un servizio dell'Agenzia Dire e dall'intervista citata a 'Il Giornale'. Le parti coinvolte — difesa, famiglia e promotori della petizione — restano le fonti principali dell'inchiesta in corso.
Fact Check
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Verificato il: 19 luglio 2026