Tg Rai sotto accusa: chiamati “escursionisti” i coloni in Cisgiordania, esplode la polemica

Il servizio di Giovanbattista Brunori sui fatti vicino a Havat Gilad provoca richieste di scuse, accuse di mistificazione e difese politiche.

A cura di Redazione Redazione
27 luglio 2026 17:03
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Tg Rai sotto accusa: chiamati “escursionisti” i coloni in Cisgiordania, esplode la polemica -
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Durante il servizio del Tg1 del 24 luglio 2026, il corrispondente da Gerusalemme Giovanbattista Brunori ha definito i coloni israeliani coinvolti negli scontri in Cisgiordania come "escursionisti" o "civili in gita", scatenando una forte reazione politica e accuse di fuorviante ricostruzione dei fatti. Il termine, usato durante la copertura degli incidenti vicino all'insediamento di Havat Gilad, è stato contestato per la sua presunta minimizzazione della natura delle azioni riportate.

Secondo quanto riportato, l'episodio contestato riguarda un attacco al villaggio palestinese di Tell che avrebbe causato la morte di quattro palestinesi e di un israeliano; la definizione di chi ha preso parte ai fatti come "escursionisti" è stata ritenuta da più parti come una mistificazione che compromette la credibilità del servizio pubblico.

Reazioni politiche. Il responsabile Informazione del Pd, Sandro Ruotolo, ha chiesto pubblicamente che la Rai rettifichi il servizio e chieda scuse ufficiali, definendo l'uso del termine "escursionisti" uno stravolgimento della realtà che mina il ruolo dell'emittente pubblica. Ruotolo ha inoltre auspicato che gli organismi di garanzia della professione giornalistica valutino l'accaduto.

Dal Movimento 5 Stelle è partita una dura presa di posizione: gli esponenti M5S in Commissione di Vigilanza Rai hanno accusato la ricostruzione di essere un'offesa alla realtà e all'intelligenza pubblica, parlando di un intento di normalizzare azioni violente e invitando a maggiore rigore linguistico nei resoconti su territori occupati.

Fratelli d'Italia ha invece espresso solidarietà al corrispondente Brunori, definendo gli attacchi politici un tentativo di censura e difendendo la professionalità del giornalista che, secondo i suoi esponenti, racconta da tempo le vicende delicate del Medio Oriente con competenza.

Gli interventi hanno rilanciato il dibattito sulla responsabilità del servizio pubblico nell'uso del linguaggio e sulla necessità di distinguere tra cronaca e narrativa: diversi commentatori hanno sottolineato come la scelta delle parole possa influenzare la percezione dei cittadini su fatti di guerra, occupazione e violenza.

A fronte delle polemiche, la Rai non ha ancora reso nota una rettifica formale né annunciato provvedimenti; fonti interne riferiscono che la direzione dell'informazione sta valutando la vicenda. Restano aperte le richieste di chiarimento da parte dei partiti e la possibile attivazione degli organismi di autoregolamentazione giornalistica per verificare se siano stati rispettati i criteri di accuratezza e bilanciamento nella cronaca.

Il caso riporta al centro l'importanza del linguaggio nei resoconti su conflitti internazionali e la tensione tra la libertà di cronaca e la responsabilità editoriale di un servizio pubblico chiamato a raccontare eventi con precisione e trasparenza.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 27 luglio 2026

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