Tribunale di Milano condanna Ilaria Salis: 300.900€ per due collaboratori licenziati
Sentenza di primo grado dispone risarcimento da 300.900€; Salis annuncia appello e denuncia mancata notifica.
Il tribunale di Milano ha condannato l'europarlamentare Ilaria Salis a risarcire due collaboratori licenziati senza giusta causa per un importo complessivo di 300.900 euro. La sentenza di primo grado, emessa nel marzo 2026, ha ritenuto insussistente la giusta causa addotta dalla parlamentare.
Nel dettaglio il provvedimento dispone pagamenti per 147.900 euro a una collaboratrice e 153.000 euro all'altro collaboratore, oltre a 10.000 euro per spese legali riconosciute dalle parti vittoriose.
Secondo quanto ricostruito in sentenza, i due collaboratori erano stati assunti con contratti fino al 2029 ma erano stati congedati nel febbraio 2025 dopo pochi mesi di rapporto lavorativo. Il Tribunale ha motivato la condanna sottolineando che la parte datoriale non ha prodotto prove sufficienti a giustificare il recesso per giusta causa.
La replica di Ilaria Salis
La parlamentare di Avs ha annunciato che presenterà ricorso in appello e ha definito la decisione di primo grado «una sentenza che contesto integralmente». Salis afferma di aver impugnato il provvedimento e di confidare che il grado successivo di giudizio possa 'accertare correttamente i fatti'.
Nella nota resa pubblica la deputata sostiene che la decisione di interrompere la collaborazione non è stata «arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni» ma «necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento». Salis denuncia inoltre di non aver potuto difendersi in primo grado perché la notifica degli atti, secondo lei, non le è mai pervenuta: la pronuncia sarebbe quindi arrivata in sua assenza e su elementi forniti esclusivamente dai ricorrenti.
Il procedimento è attualmente pendente in appello. La vicenda, originariamente riportata dall'agenzia Dire, resta sotto osservazione in attesa dell'esito del secondo grado di giudizio che potrà confermare, ridurre o annullare le statuizioni di primo grado.
Fact Check
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Verificato il: 22 luglio 2026