Zetti (Nsc): «Nelle uniformi ci sono famiglie, la sicurezza ha un costo»
Il segretario Nsc spiega il rifiuto del contratto: promesse economiche non mantenute e richiesta di equa retribuzione per forze dell'ordine e Forze Armate.
Al termine del corteo per la sicurezza e difesa dei cittadini a Roma, Massimiliano Zetti, segretario generale del sindacato Nsc (Arma dei Carabinieri), ha annunciato il rifiuto del contratto nazionale perché «non è stato mantenuto ciò che dal punto di vista economico doveva esserci dato». La manifestazione, a cui hanno partecipato migliaia di persone, si è conclusa con un convegno al centro congressi Cavour dove i sindacati hanno rilanciato le loro richieste.
Zetti ha ribadito che dietro le uniformi ci sono persone e famiglie: «Dentro quelle uniformi che lavorano per lo Stato, sotto l’emblema dello Stato, non ci sono delle sagome, ci sono delle famiglie, ci sono delle persone, donne e uomini che lavorano. È giusto che vadano retribuite equamente. La sicurezza costa». Con queste parole il segretario ha sintetizzato il motivo principale del no al testo contrattuale proposto.
L'evento, intitolato «La specificità del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico», ha visto la partecipazione dei principali sindacati delle Forze Armate e delle forze dell'ordine. Secondo la delegazione Nsc, il nodo cruciale rimane la componente economica: gli aumenti e le clausole previste non corrisponderebbero alle aspettative e ai bisogni rappresentati durante la trattativa.
Contesto e richieste
I rappresentanti sindacali hanno chiesto al governo un sostegno economico più chiaro e vincolante: non solo riconoscimenti simbolici della funzione di tutela pubblica, ma risorse che traducano il valore del lavoro delle forze di polizia e militari in retribuzioni e tutele concrete. Zetti ha sottolineato la necessità di considerare l'impatto sui bilanci familiari degli operatori e la correlazione tra sicurezza pubblica e adeguata remunerazione.
Il rifiuto del contratto da parte dell'Nsc apre uno scenario di possibile ulteriore pressione sindacale sulle istituzioni per ottenere una rinegoziazione o garanzie economiche aggiuntive. Al momento il sindacato ha posto la palla nel campo del governo, chiedendo risposte pratiche e impegni verificabili sul piano economico e normativo per i lavoratori in divisa.
Fact Check
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Verificato il: 18 luglio 2026