Conte: stop agli invii di armi a Kiev e no al riarmo. Scintille nel centrosinistra
Il leader M5S pone paletti per le primarie: no a nuovi armamenti e promozione di una soluzione negoziale che coinvolga Zelensky e Putin.
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha annunciato una svolta netta sulla politica estera del suo movimento: stop all'invio di armi a Kiev e rifiuto del riarmo dei singoli Stati. La posizione, esposta in un'intervista a La Stampa, fissa paletti precisi in vista delle primarie che dovranno decidere il candidato della coalizione di centrosinistra.
Conte ha proposto che le primarie siano precedute da punti non negoziabili che definiscano l'orientamento comune sulla difesa e sulla politica verso l'Ucraina. Ha spiegato che il M5S mantiene il sì alla difesa comune europea, ma intende opporsi a ulteriori invii di armamenti da parte dell'Italia per imprimere «una svolta negoziale» al conflitto.
Secondo Conte, la scelta del Movimento è motivata dall'evoluzione del conflitto: «All'inizio abbiamo votato in Parlamento per l'invio perché c'era una chiara asimmetria militare rispetto alla Russia. Adesso continueremo a non votare a favore di altri invii ma per imprimere una svolta negoziale». Ha inoltre annunciato che, in caso di vittoria alle primarie e ritorno a Palazzo Chigi, il suo primo passo sarebbe chiamare Zelensky e poi Putin per avviare un negoziato che «tuteli gli interessi di Kiev».
Reazioni nel centrosinistra e nel centrodestra
Le dichiarazioni di Conte hanno provocato reazioni immediate e nette all'interno dell'alleanza europeista e del centrodestra. +Europa, per voce del segretario Riccardo Magi, ha definito la linea del M5S una «campagna elettorale sul disarmo di Kiev» che, a suo avviso, equivarrebbe ad armare Putin interrompendo l'aiuto politico, economico e militare necessario a consentire all'Ucraina di difendersi.
Il deputato Benedetto Della Vedova ha parlato di un'«agenda anti-Ucraina» e ha esortato il Partito Democratico, e in particolare la leader dem Elly Schlein, a prendere pubblicamente le distanze: una posizione, ha detto, che se non contrastata potrebbe risultare «suicida per una futura coalizione». Schlein è così stata posta al centro della pressione politica per chiarire la postura del Pd sul tema.
Dal centrodestra sono giunti attacchi durissimi. Il presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, Maurizio Gasparri (FI), ha accusato Conte di «gettare la maschera» sul sostegno a Kiev e di compromettere l'ipotesi di una coalizione larga. La vicesegretaria di Forza Italia, Deborah Bergamini, ha affermato che non si tratta di «scaramucce» ma di questioni fondamentali su cui la guida del Pd non può restare in silenzio.
Anche Mara Carfagna, segretaria di Noi Moderati, ha rimarcato che negare il sostegno militare significa «fare il gioco di Putin» e danneggiare la credibilità internazionale dell'Italia, sollecitando una presa di posizione chiara da parte di Schlein.
Le parole di Conte spostano il dibattito interno alla coalizione dal calendario delle primarie al merito delle scelte di politica estera, mettendo in evidenza una frattura su un dossier che coinvolge sicurezza europea, rapporti con Mosca e sostegno a Kiev. Il nodo ora è se e come il Partito Democratico e gli altri partner riusciranno a definire una linea comune prima della consultazione interna annunciata dal M5S.
La posta in gioco è alta: la posizione sul conflitto ucraino può incidere sui rapporti interni alla coalizione, sulla credibilità internazionale dell'Italia e sull'orientamento dei possibili elettori in vista delle prossime consultazioni nazionali. In questo contesto, le primarie diventano non solo una selezione del candidato, ma anche un banco di prova per la coerenza e l'unità della futura alleanza di centrosinistra.
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Verificato il: 03 agosto 2026