Leonardo Maria Del Vecchio si dimette da EssilorLuxottica: lascia incarichi operativi e critica la gestione
Dimissioni formalizzate in una lettera a Francesco Milleri: Del Vecchio abbandona i ruoli operativi ma rimane azionista attraverso Delfin.
Leonardo Maria Del Vecchio ha formalizzato le proprie dimissioni da presidente di Ray‑Ban e da chief strategy officer di EssilorLuxottica, annunciando che si dedicherà a nuovi progetti imprenditoriali. La decisione è stata comunicata con una lettera inviata al presidente e amministratore delegato Francesco Milleri e all'intero board.
Secondo un portavoce del gruppo, la società ringrazia Leonardo Maria per il contributo alla crescita del gruppo e per l'impegno nel portare avanti la visione strategica voluta dal padre. Tuttavia, fonti giornalistiche, tra cui MF–Milano Finanza, collegano l'addio a divergenze sempre più marcate con lo stesso Milleri: nella lettera Del Vecchio definisce la gestione attuale "distante" e "impersonale".
Nel testo della missiva il figlio del fondatore critica il progressivo allontanamento tra vertici aziendali e dipendenti, sostenendo che «l'entusiasmo non è quello di prima. Il senso di appartenenza non è quello di prima. La distanza si sente». Una frase significativa riportata nella lettera recita anche: "le persone lo sanno prima dei mercati".
Del Vecchio ricorda nella lettera il rapporto diretto che il padre, Leonardo Del Vecchio, manteneva con l'azienda: pur potendo essere «durissimo», il fondatore conosceva la realtà delle fabbriche, dei negozi e degli uffici e sapeva quando intervenire con fermezza o sostenere il personale.
Contesto societario e partecipazioni
Le dimissioni non comportano un'uscita della famiglia dal capitale di EssilorLuxottica. Leonardo Maria continuerà a esercitare i diritti di azionista attraverso Delfin, la holding di controllo che detiene circa il 32,4% del gruppo. In Delfin, Del Vecchio mantiene una quota personale del 12,5%.
Delfin detiene altresì partecipazioni rilevanti in altri gruppi: oltre il 17% di Banca Monte dei Paschi di Siena, circa il 10% di Generali, il 2,7% di UniCredit e il controllo di fatto del gruppo immobiliare Covivio. L'impero della famiglia Del Vecchio resta quindi consistente, nonostante gli otto eredi non abbiano ancora definito un'intesa condivisa per l'esecuzione del testamento paterno.
L'uscita dai ruoli esecutivi apre interrogativi sulla governance e sulle possibili ricadute sul piano strategico e di relazioni interne: la lettera pone l'accento su un problema percepito di distacco tra vertici e territorio, che potrebbe tradursi in riflessioni interne al board e fra gli azionisti di riferimento. Al momento il gruppo non ha annunciato cambiamenti immediati nella composizione del management oltre alla formalizzazione delle dimissioni.
La vicenda è seguita con attenzione dagli osservatori finanziari e dalla stampa specializzata; resta da chiarire se l'uscita dai ruoli operativi si tradurrà in iniziative pubbliche da parte di Del Vecchio o in mosse strategiche da parte di Delfin e degli altri soci di riferimento.
Fact Check
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Verificato il: 25 agosto 2026