Rita De Crescenzo e 'Svergognata': annuncio cancellato, Netflix e MIC smentiscono; nasce la polemica sui contributi
Annuncio social poi rimosso, smentite di Netflix e del Ministero della Cultura; Avanti PSI chiede chiarimenti sui presunti contributi pubblici.
La presunta docuserie sulla tiktoker napoletana Rita De Crescenzo — indicata dalla stampa come 'Svergognata' — è diventata in poche ore un caso mediatico e politico: un annuncio social che parlava di un approdo su Netflix è stato poi cancellato, la piattaforma ha smentito qualsiasi progetto attivo e il Ministero della Cultura ha negato di aver ricevuto o concesso contributi pubblici all'opera.
Cronologia e smentite
Secondo la ricostruzione delle testate che hanno rilanciato la notizia, il primo segnale è arrivato dal settimanale Chi Magazine e da un post sui social attribuito alla protagonista, con la dicitura che il progetto sarebbe stato "prossimamente" disponibile su Netflix. Il post è però stato rimosso e la stessa piattaforma streaming ha diffuso una smentita, definendo inesistente qualsiasi lavorazione legata alla docuserie.
A questo si è aggiunta una segnalazione di Fanpage secondo cui l'opera comparirebbe nell'elenco delle produzioni registrate nel sistema telematico DGCOL ai fini dell'accesso ai benefici previsti dalla legge sul cinema; la testata riferiva inoltre della presenza di almeno una domanda approvata. Sul punto è intervenuto con nettezza il Ministero della Cultura: il Ministero ha precisato che la produzione dell'opera 'Svergognata' non ha presentato alcuna domanda di contributo pubblico, tax credit o altra misura di sostegno economico, e che non è stata avviata alcuna valutazione né è stato concesso alcun beneficio per questa opera.
La polemica politica
La vicenda ha rapidamente assunto una connotazione politica dopo la nota del segretario regionale di Avanti PSI in Campania, Michele Tarantino, che ha chiesto al Ministero di chiarire "quale sia lo stato della procedura, quali benefici siano stati richiesti e sulla base di quali criteri possano eventualmente essere riconosciuti". Tarantino ha sottolineato che la richiesta non intende "censurare" contenuti o persone, ma difendere l'allocazione delle risorse pubbliche per progetti che valorizzino patrimonio, qualità e identità culturale, avvertendo che la "sottocultura dei social" non dovrebbe diventare il modello prioritario finanziato con denaro dei cittadini.
La denuncia politica prende le mosse proprio dal rilancio giornalistico del presunto inserimento dell'opera negli elenchi del DGCOL: finora però resta la disparità fra le segnalazioni della stampa e la replica ufficiale del Ministero, che nega domande e approvazioni.
Reazioni pubbliche e contesto
La vicenda si inserisce in un clima già teso attorno alla figura della tiktoker: nelle ultime settimane si sono registrati petizioni, esposti e ondate di protesta sui social; la stessa De Crescenzo aveva pubblicamente dichiarato di aver sbagliato e di essere «in cerca di rimediare», secondo quanto riportato dalla stampa. Nonostante il rumore mediatico, l'opera — formalmente — non risulta finanziata dallo Stato e non esiste conferma ufficiale di una produzione in corso.
Le informazioni riportate nell'articolo derivano da fonti giornalistiche locali e nazionali (tra cui Chi Magazine e Fanpage) e dalla nota ufficiale del Ministero della Cultura. La storia resta aperta: la richiesta di chiarimenti politica e l'esame dei registri ufficiali rappresentano i prossimi punti da verificare per chiarire se vi siano state omissioni o errori amministrativi o soltanto un cortocircuito tra annunci social e procedure burocratiche.
(photo credit: rita de crescenzo/ Fb)
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 26 agosto 2026