Aziende in crisi e Fisco: la Circolare 5/E ridefinisce il perimetro del risanamento, avverte Fabio Splendori

L’Agenzia delle Entrate chiarisce il trattamento dei debiti tributari: strumenti utili solo se accompagnati da un piano che risolva le cause strutturali della crisi.

A cura di Redazione Redazione
02 settembre 2026 11:34
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Aziende in crisi e Fisco: la Circolare 5/E ridefinisce il perimetro del risanamento, avverte Fabio Splendori -
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La Circolare n. 5/E dell'Agenzia delle Entrate del 16 luglio 2026 chiarisce il rapporto tra crisi d'impresa e debiti tributari, ma per gli operatori la novità più rilevante resta la capacità di trasformare lo spazio concesso in un reale risanamento. Lo sostiene Fabio Splendori, founder e lead partner di Splendori & Partners, che posiziona i chiarimenti amministrativi dentro una prospettiva strategica più ampia.

La circolare approfondisce i nuovi istituti introdotti dal Codice della crisi e dell'insolvenza: dalla composizione negoziata al concordato semplificato e al piano di ristrutturazione soggetto a omologazione. Il documento spiega come l'Amministrazione finanziaria intende trattare i debiti fiscali in questi percorsi, offrendo certezze procedurali per le aziende con esposizioni rilevanti verso l'Erario.

Per Splendori il punto centrale è che l'alleggerimento fiscale può restituire tempo, ma non può sostituire il necessario cambiamento operativo all'interno dell'impresa. Quando il debito è la manifestazione di uno squilibrio, resteranno attive le cause profonde: marginalità insufficiente, costi non coerenti con i ricavi, inefficienze operative e difficoltà negli incassi.

Cosa cambia con la Circolare 5/E

La circolare definisce il ruolo del creditore fiscale nei procedimenti del Codice, rendendo più chiaro come e quando il Fisco può essere parte di un piano di ristrutturazione. Per le imprese con forte esposizione tributaria significa disporre di strumenti che possono ridurre la pressione finanziaria e creare una finestra temporale per intervenire sulle cause strutturali.

Il valore di questa finestra dipende però dall'uso che se ne fa. Le domande che, secondo Splendori, devono guidare il lavoro di ricostruzione sono pratiche e puntuali:

  • Quali attività generano realmente margine e quali lo erodono;
  • Dove viene prodotta e assorbita la cassa nell'azienda;
  • Se la struttura dei costi è sostenibile rispetto ai volumi attuali;
  • Quali processi producono inefficienze operative;
  • Quale capacità finanziaria avrà l'impresa per rispettare gli impegni futuri.

Queste verifiche trasformano un accordo sul debito in un piano sostenibile, perché non basta stabilire quanto si può pagare: bisogna capire come saranno generate le risorse necessarie.

Limiti degli strumenti e importanza del tempismo

Gli strumenti previsti dal Codice e chiariti dalla circolare sono più efficaci se attivati precocemente, quando l'azienda conserva competenze, relazioni con clienti e fornitori e capacità operative. Se la crisi è già avanzata e tali risorse sono compromesse, anche soluzioni formali come il concordato o la composizione negoziata diventano più difficili da implementare e meno efficaci.

Per questo motivo Splendori e il suo team sottolineano l'importanza di un approccio multidisciplinare: le diverse professionalità devono ricostruire la realtà aziendale, individuare le cause dello squilibrio e tradurre il piano in azioni concrete sulle aree che richiedono cambiamento, evitando che il tempo recuperato serva solo a rimandare il problema.

I chiarimenti offerti dall'Agenzia delle Entrate rendono quindi più definito il quadro di riferimento tecnico, ma la differenza nella riuscita del risanamento continuerà a dipendere dalla qualità del progetto e dalla capacità di realizzarlo nella pratica. «Avere uno strumento in più è importante, ma non basta. La domanda che un imprenditore dovrebbe porsi è cosa farà l'azienda dello spazio che riesce a ottenere», sintetizza Splendori.

Nel complesso, la circolare amplia le opzioni per le imprese ancora risanabili, ma ribadisce che il Fisco può entrare nel piano di risanamento senza sostituire il piano industriale e le scelte operative che devono guidare la ripresa.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 02 settembre 2026

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