Carburanti: price cap di Eni e IP nel mirino di Figisc, in Sicilia i tir annunciano il fermo
Gestori indipendenti minacciano ricorso all'Antitrust; taxi e autotrasportatori giudicano insufficiente il tetto. Tir fermi in Sicilia dal 16 al 20 ottobre.
Il recente price cap annunciato da Eni e IP sulle vendite al dettaglio dei carburanti ha già innescato tensioni nel settore: le associazioni dei gestori indipendenti parlano di concorrenza sleale e valutano un esposto all'Antitrust, mentre nel sud del Paese i trasportatori annunciano un fermo dei tir. Il Comitato autotrasporto siciliano ha proclamato lo stop dei mezzi dal 16 al 20 ottobre, con i camion che resteranno nei piazzali e i semirimorchi non ritirati dai porti.
L'associazione Figisc (Confcommercio), che rappresenta i cosiddetti distributori «pompe bianche», contesta l'iniziativa delle compagnie integrate perché favorirebbe chi ha filiera verticale. Bruno Bearzi, presidente Figisc, ha richiamato la necessità di tutelare «i gestori di tutti i marchi» e annunciato che il consiglio nazionale valuterà l'opportunità di un'azione collegiale, compreso il possibile ricorso all'Autorità garante della concorrenza.
Per Figisc il nodo è economico: circa il 50% della rete acquista carburante in convenzione e non dispone dei margini industriali per praticare prezzi più bassi rispetto alle grandi società integrate, che possono assorbire l'impatto tagliando il prezzo al dettaglio. Secondo i rappresentanti indipendenti, questo può tradursi in una diminuzione delle vendite e in uno squilibrio di mercato.
I principali sindacati dei taxi e delle autotrasformazioni ritengono invece che il tetto annunciato non sia sufficiente a risolvere l'emergenza del caro-gasolio. Unica Taxi, Filt Cgil e Uiltrasporti hanno chiesto un incontro urgente al ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, e non escludono azioni di protesta qualora il governo non intervenga con misure aggiuntive per compensare gli oneri sostenuti dagli operatori.
A complicare il quadro è il fatto che il price cap di Eni riguarda il canale retail e non si estende alle forniture all'ingrosso, dove si riforniscono molti autotrasportatori. Assotir aveva già avvertito che, in assenza di convocazione da parte dell'esecutivo, il settore rischia interruzioni: come ha osservato Anna Vita Manigrassola, presidente di Assotir, i camion «non si accendono» senza gasolio, e la conseguenza sarebbe una ricaduta a catena sul sistema produttivo nazionale.
Il primo blocco operativo è dunque il fermo annunciato in Sicilia: Salvatore Bella, portavoce del Comitato, ha spiegato che la decisione trae origine dalla mancata risposta del governo alle richieste sul caro carburante e dall'assenza di notizie sui pagamenti legati al Sea Modal Shift. I mezzi rimarranno fermi nei piazzali fino a quando non arriveranno risposte concrete dall'esecutivo.
Gli scenari aperti sul piano istituzionale sono almeno tre: la possibile impugnazione all'Antitrust da parte dei distributori indipendenti per sospetta posizione dominante, pressioni delle sigle dei tassisti e degli autotrasportatori per interventi compensativi, e il rischio di interruzioni logistiche a livello locale e nazionale. Sul fronte politico, il governo è chiamato a mediare tra le grandi compagnie, i gestori indipendenti e le categorie dei trasportatori per evitare un'acuirsi della crisi dei rifornimenti.
Al momento non risultano misure aggiuntive approvate dal governo e non è ancora definito il livello di escalation delle proteste: resta aperta la partita tra domanda di tutela dei piccoli operatori e le scelte commerciali delle compagnie petrolifere integrate, con possibili ricadute sull'approvvigionamento e sui costi per cittadini e imprese.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 28 settembre 2026