Ddl Antisemitismo, bocciati tutti gli emendamenti: Boldrini accusa "regalo" a Netanyahu
La commissione Affari costituzionali respinge tutte le modifiche; il testo approda in Aula il 2 ottobre. Polemica su libertà di critica e definizioni.
La commissione Affari costituzionali ha concluso l'esame degli emendamenti al ddl Antisemitismo: tutte le proposte di modifica presentate dalle opposizioni sono state bocciate e il testo è atteso in Aula il 2 ottobre.
Le proposte respinte comprendevano, tra le principali, la richiesta di inserire nel testo una tutela esplicita della libertà di critica verso le politiche di Israele e la sostituzione della definizione di antisemitismo proposta dall'IHRA con quella contenuta nella Dichiarazione di Gerusalemme.
La deputata del PD e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, Laura Boldrini, ha duramente criticato l'esito dei voti: "La maggioranza ha fatto muro... nessuna delle proposte dell'opposizione è stata accettata". Secondo Boldrini, la scelta di mantenere la definizione dell'IHRA sarebbe un modo per zittire chi si batte per i diritti del popolo palestinese, limitare la libertà di stampa e accademica e censurare le critiche per i presunti crimini commessi a Gaza e in Cisgiordania. Nei suoi rilievi Boldrini ha affermato inoltre che la maggioranza avrebbe così "fatto un regalo al criminale Netanyahu" e "accontentato un ricercato internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità", definizioni che attribuisce alla politica della coalizione di governo.
Sul piano tecnico, la definizione dell'IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) è stata adottata in molti paesi come strumento di riconoscimento e contrasto all'antisemitismo e comprende esempi che alcuni critici ritengono possano essere applicati anche a legittime critiche delle politiche israeliane. La Dichiarazione di Gerusalemme è nata come testo alternativo che mira a distinguere più chiaramente tra antisemitismo e critica politica allo Stato di Israele, con l'obiettivo dichiarato di tutelare la libertà di espressione.
Con il rigetto di tutti gli emendamenti, il dibattito parlamentare si sposterà ora in Aula, dove il testo verrà messo ai voti il 2 ottobre. L'esito del provvedimento e le possibili ricadute sulla libertà accademica e mediatica restano al centro della mobilitazione politica e delle attese dichiarazioni delle parti interessate.
Fonte: Agenzia Dire.
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Verificato il: 16 settembre 2026