FdI rilancia il 'tetto stranieri' in classe: a Venezia esiste già un protocollo del 2018 sul 30%

Dopo gli annunci della premier Meloni, Fratelli d'Italia propone di attuare e perfezionare il protocollo veneziano del 2018 per evitare concentrazioni scolastiche.

A cura di Redazione Redazione
21 settembre 2026 16:34
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
FdI rilancia il 'tetto stranieri' in classe: a Venezia esiste già un protocollo del 2018 sul 30% -
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VENEZIA — Fratelli d'Italia rilancia la proposta di fissare un limite alla presenza di alunni di origine migratoria per classe, ripescando un protocollo già siglato a Venezia nel 2018. Il principio di riferimento è il 30% per classe, con le deroghe normative previste e una fase iniziale più flessibile, ma i promotori ammettono che le difficoltà applicative non sono mancate.

Laura Besio, consigliere regionale di FdI ed ex assessore alle Politiche educative, richiama l'esperienza veneziana: "Le regole da sole non bastano" e occorre lavorare su strumenti operativi che rendano il principio una possibilità concreta per scuole, insegnanti e studenti. Besio sottolinea la necessità di "verificare cosa ha funzionato, superare le difficoltà che ne hanno limitato l'applicazione e costruire strumenti realmente operativi".

Dettagli del protocollo e criticità

Il protocollo del 2018, firmato tra Comune, Prefettura, Regione e Ufficio scolastico regionale, indicava come riferimento il 30% di alunni di origine migratoria per singola classe. Il documento prevedeva però deroghe e una fase di attuazione graduale: nella pratica, spiega Besio, le criticità sono state sia organizzative sia legate alla gestione dei trasferimenti e alla definizione dei criteri di assegnazione.

La proposta di FdI arriva dopo gli annunci del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che alla festa di Gioventù Nazionale ha invocato misure per evitare la concentrazione degli stranieri nelle classi, un tetto numerico e l'obbligo per alcuni genitori di apprendere l'italiano. Besio parla di un raccordo con l'assessore regionale Valeria Mantovan per lavorare anche su norme relative ai numeri minimi per formare le classi e su strumenti organizzativi nelle aree con rapidi cambiamenti demografici.

La discussione non si limita ai numeri: Besio collega il tema della composizione delle classi anche a questioni di abbigliamento e identità, citando il divieto di burqa e hijab e le circolari recenti con cui alcuni dirigenti richiamano al rispetto del corretto abbigliamento in classe. "La scuola merita rispetto", afferma, ma avverte che non si possono lasciare i dirigenti a gestire da soli questioni con una dimensione educativa, culturale e di sicurezza.

Sul piano pratico, gli interlocutori propongono un quadro di indicazioni chiare e uniformi che dia ai dirigenti scolastici strumenti certi per intervenire e alle famiglie regole comprensibili e uguali per tutti. L'obiettivo dichiarato è evitare la separazione dei ragazzi e favorire invece classi integrate, pur imponendo meccanismi per distribuire gli alunni in maniera più equilibrata.

La proposta riapre il confronto nazionale su scuola e integrazione: i sostenitori puntano sulla prevenzione della segregazione e sul rafforzamento dell'apprendimento dell'italiano, mentre i critici potrebbero sollevare rilievi su diritti religiosi, libertà delle famiglie e sulla concreta fattibilità pratica, soprattutto in contesti urbani con forte concentrazione di immigrati.

Per ora la vicenda resta sul piano politico e amministrativo: serviranno valutazioni tecniche, dati sull'efficacia dell'esperienza veneziana e misure concrete di accompagnamento — dal personale per il sostegno linguistico a criteri di ripartizione degli alunni — prima che qualunque protocollo possa essere esteso o reso vincolante altrove.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 21 settembre 2026

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