IA e occupazione: al Cnpr forum appello a diffusione «democratica» e misure per evitare oligopoli
Parlamentari e professionisti avvertono sui rischi occupazionali dell'IA e chiedono formazione, regole UE e infrastrutture pubbliche.
Al Cnpr forum "IA e lavoro, l'allarme sull'occupazione" è emerso un quadro chiaro: rischi occupazionali, concentrazione tecnologica e la necessità di una diffusione controllata della tecnologia. Parlamentari, rappresentanti delle professioni e operatori economici hanno concordato sull'urgenza di formazione, regole e strumenti pubblici per evitare che l'intelligenza artificiale diventi appannaggio di pochi.
Paolo Emilio Russo (Forza Italia) ha ribadito la posizione di chi chiede una diffusione il più possibile democratica dell'IA: «Ogni Paese deve sviluppare sistemi di IA da porre al servizio dei cittadini», ha detto, sottolineando come la tecnologia possa liberare tempo da compiti ripetitivi per attività creative e strategiche, ma solo se accompagnata da formazione e regole condivise.
Anna Ascani (PD) ha focalizzato l'attenzione sull'accumulo di potere tecnologico nelle mani di poche aziende, soprattutto Stati Uniti e Cina, e sui rischi geopolitici connessi. Ha chiesto che l'Unione Europea non sia solo regolatore ma diventi protagonista industriale, investendo in ricerca, competenze e piattaforme autonome per contrastare disuguaglianze e dipendenze esterne.
Laura Cavandoli (Lega) ha rivendicato l'azione del governo italiano, ricordando il primo provvedimento nazionale organico sull'IA e proponendo misure concrete come un voucher per sostenere micro, piccole e medie imprese nell'adozione di tecnologie digitali. Ha inoltre citato il divario segnalato dall'Istat: nel 2025 solo il 16% delle PMI utilizzava sistemi di IA rispetto a oltre il 50% delle grandi imprese.
Giulia Pastorella (Azione) ha puntato sul binomio tecnologia-capitale umano, sostenendo che le imprese italiane possano trarre vantaggio dall'IA se accompagnate da percorsi graduali di adozione e da formazione specifica per lavoratori e dirigenti. Ha esortato a superare il tecno-scetticismo e sfruttare servizi territoriali di accompagnamento.
Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale, ha sottolineato che l'entrata in vigore dell'AI Act europeo rende indispensabile una formazione strutturata per fornitori e utilizzatori di sistemi di IA, necessaria sia per la compliance normativa sia per un uso etico e sicuro della tecnologia.
Paolo Longoni (Istituto nazionale Esperti contabili) ha richiamato l'attenzione sugli investimenti elevati richiesti dallo sviluppo dell'IA e sul rischio di concentrazione di tecnologia e ricchezza. Per contrastare questa tendenza, ha citato tre priorità indicate da Fondo Monetario Internazionale e OCSE: trasferire parte del carico fiscale dal lavoro al capitale, creare data center pubblici accessibili alle PMI e introdurre strumenti di welfare per redistribuire i benefici economici generati dall'IA.
Proposte e raccomandazioni
Dai lavori del forum sono emerse alcune proposte concrete e trasversali: promuovere la pluralità delle piattaforme e prevenire monopoli; investire in infrastrutture pubbliche e centri dati condivisi; incentivare la digitalizzazione delle PMI con strumenti economici mirati; e rafforzare l'alfabetizzazione digitale a tutti i livelli professionali. Inoltre, si è sottolineata la necessità di norme chiare sull'uso etico dell'IA e di meccanismi di accountability per fornitori e utilizzatori.
Il dibattito ha messo in luce anche tensioni geopolitiche e di mercato: la competizione su materie prime e infrastrutture per l'IA, citata dai relatori, mostra come la tecnologia influisca non solo sul lavoro ma anche su equilibri internazionali.
I prossimi passi indicati durante il forum comprendono il rafforzamento del ruolo dell'UE come attore industriale, misure di accompagnamento per le PMI e la definizione di un quadro fiscale e di welfare che redistribuisca i benefici dell'automazione. Gli interlocutori hanno chiesto un coordinamento tra istituzioni, imprese e ordini professionali per tradurre le raccomandazioni in politiche operative.
La discussione al Cnpr evidenzia che la sfida dell'IA sul lavoro è tanto tecnica quanto politica: servono investimenti, competenze e regole per governare un cambiamento che può creare opportunità ma anche accentuare disuguaglianze se non gestito con scelte pubbliche decise.
Fact Check
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Verificato il: 28 settembre 2026