Il bollo auto pesa 7 miliardi l'anno sulle Regioni: promessa di abolizione, ma il buco resta
L'abolizione del bollo auto minaccia 7-7,5 mld annui di gettito regionale; la bozza prevede 2,29 mld per il 2027, resta il gap di copertura.
ROMA — Il tentativo del governo di abolire il bollo auto si scontra con un problema concreto: il tributo vale alle Regioni circa 7,1-7,5 miliardi di euro l'anno, secondo stime incrociate di ANFIA, MEF e Corte dei Conti. La posta in gioco è il mancato gettito che confluisce direttamente nei bilanci regionali e delle Province autonome, non nello Stato centrale.
La misura — al momento annunciata a livello politico e ancora priva dei necessari decreti attuativi — è contenuta in una bozza visionata dalla stampa che prevede, per concorrere all'adeguamento dei bilanci regionali, un trasferimento pari a 2.293,5 milioni di euro per l'anno 2027 a titolo di compensazione. Anche nella migliore delle ipotesi, spiegano esperti e controllori dei conti, il trasferimento coprirebbe solo una frazione del gettito oggi prodotto dal bollo.
Il bollo è una tassa di competenza regionale: per le Regioni a statuto ordinario rappresenta circa il 5,7% delle entrate tributarie proprie ed è indicata dalla Corte dei Conti come la principale fonte tributaria regionale. Un'abolizione totale o parziale impone quindi di trovare coperture equivalenti o meccanismi strutturali di compensazione da parte dello Stato.
Decreti attuativi e passaggi tecnici
Anche se la legge di principio venisse approvata, l'applicazione non sarebbe automatica: servono decreti attuativi per definire le modalità di rimborso alle Regioni, i parametri tecnici della platea esentata e l'aggiornamento delle banche dati. Senza questi provvedimenti, gli avvisi di pagamento continueranno a essere generati automaticamente dagli attuali sistemi informatici.
Il Ministero dovrebbe dare mandato ad ACI, Regioni e PagoPA per modificare il Pubblico Registro Automobilistico e gli archivi regionali, stabilendo una data di disattivazione del sistema di riscossione. Fino a quel momento, le amministrazioni locali potrebbero subire un duplice effetto: perdita di gettito e difficoltà operative nel non emettere più le cartelle, con possibili ricorsi o interventi giudiziari.
Le Regioni, avverte la bozza, potrebbero ricorrere alla Corte Costituzionale se non fossero individuate coperture adeguate: il rischio di contenziosi resta concreto se la norma venisse approvata senza un meccanismo di compensazione chiaro e immediatamente operativo.
Coperture possibili e scenari di rischio
Sul tavolo ci sono diverse opzioni per colmare il vuoto finanziario: un trasferimento statale strutturale su base pluriennale, il riallocamento di risorse interne allo Stato, aumenti di altre imposte o tagli a spese regionali. La bozza attuale prevede solo un trasferimento limitato per il 2027, lasciando aperto un gap pluriennale che richiederà scelte politiche precise.
Un'altra strada ipotizzata in passato, e citata negli archivi delle proposte, era la sostituzione con accise sul carburante («chi più usa l'auto, più paga»), che però impatta sui prezzi alla pompa e sull'equità territoriale. Altre soluzioni prevedono esenzioni mirate (ad esempio per veicoli elettrici o categorie reddituali) con un'applicazione progressiva, ma anche queste richiedono definizioni tecniche e strumenti informatici adeguati.
Precedenti e contesto politico
Non è la prima volta che un governo annuncia di voler cancellare il bollo: dal 2006 in poi sono numerosi i claim elettorali e le proposte, da Berlusconi a esponenti del Movimento 5 Stelle, fino a ipotesi rilanciate dalla Lega e valutate anche dal Governo Meloni. In passato le ipotesi sono state spesso accantonate per l'assenza di coperture o per l'impatto su altre voci di spesa.
La novità è che la bozza attuale contiene una prima cifra di compensazione e una cornice tecnica che apre la strada ai decreti attuativi. Resta però da definire chi sarà esentato, come saranno aggiornati i sistemi e soprattutto come verrà colmato il divario tra i 2,29 mld previsti per il 2027 e i 7+ mld di gettito annuale.
Tempistica e prossimi passi
Nei prossimi mesi, se il governo deciderà di procedere, bisognerà seguire tre nodi pratici: 1) l'approvazione in sede legislativa delle misure di principio; 2) l'adozione dei decreti attuativi che stabiliranno criteri e procedure; 3) l'implementazione tecnica su PRA, archivi regionali e PagoPA. Senza questi passaggi, la misura rischia di restare sulla carta, con le Regioni in fuga verso il contendere giudiziario o richieste di ulteriore compensazione.
Per ora, il confronto si sposta sui numeri e sulle coperture: annunci elettorali e realtà finanziarie scontano spesso un divario difficile da colmare. Gli stakeholder — Regioni, MEF, Corte dei Conti e operatori del settore automobilistico — accompagneranno la partita fino ai decreti attuativi, che decideranno se e come la promessa diventerà pratica reale.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 16 settembre 2026