Mare bollente e alghe: Sacca di Goro, il 90% delle cozze perso e rischio per il 2027
Confcooperative denuncia 20-25mila tonnellate andate perse e oltre 50 milioni di danni; acqua a oltre 33°C e seme compromesso.
Nella Sacca di Goro, primo produttore europeo nel settore della molluschicoltura, il 90% della produzione di cozze è andato perduto a causa del riscaldamento delle acque e della proliferazione di alghe. "Il riscaldamento delle acque con il conseguente fenomeno di anossia, sta mettendo a rischio la molluschicoltura e l’acquacoltura", avverte Roberto Savini, presidente di Confcooperative Romagna-Estense.
La situazione si è aggravata con temperature della zona lagunare che hanno superato i 33 gradi, già segnalate a giugno e peggiorate a fine agosto. L'anossia e la diffusione di fioriture algali, favorite dal caldo eccezionale, impongono l'asportazione delle biomasse per tentare di salvare gli allevamenti rimasti, spiegano gli allevatori.
Danni stimati e ricadute per il 2027
Secondo le prime stime di Confcooperative, la perdita sarebbe tra le 20 e le 25 mila tonnellate di prodotto, con oltre 50 milioni di euro di danni diretti. Non sono interessate solo le cozze già pronte alla vendita: è andato perso anche parte del seme destinato alla produzione del 2027, sollevando timori su una possibile riduzione della capacità produttiva del comparto nella prossima stagione.
"Non si tratta di una semplice perdita stagionale - prosegue Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca dell’Emilia-Romagna - l'emergenza è estesa al mare aperto e rischia di compromettere anche la capacità produttiva del settore nel 2027". Per questo motivo le cooperative chiedono il riconoscimento della calamità naturale e l'attivazione di misure di sostegno economico.
Le misure regionali volte a salvaguardare il reddito delle imprese sono state accolte con favore dalle organizzazioni di categoria, ma gli esponenti di Confcooperative sottolineano l'urgenza di pensare al futuro del comparto. "Il cambiamento climatico impone innovazioni importanti, la strada migliore rimane l'aggregazione cooperativa", afferma Savini, indicando la necessità di strategie collettive e investimenti per l'adattamento.
Il fenomeno si inserisce in un quadro già fragile: a fine luglio si era registrata una prima emergenza legata alle vongole colpite da alghe. L'accavallarsi degli eventi meteorologici estremi e delle proliferazioni algali mette sotto pressione non solo le imprese ma anche le comunità locali che dipendono dalla filiera, aumentando la richiesta di interventi rapidi e misure di lungo periodo per la resilienza del settore.
Fact Check
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Verificato il: 02 settembre 2026