Meloni annuncia divieto di burqa e niqab a scuola: cosa cambia per studentesse e personale
Il governo preannuncia il divieto in aula di burqa e niqab; restano aperti i nodi su applicazione, personale e sanzioni. Una guida ai diversi veli.
Il governo ha annunciato l'intenzione di vietare burqa e niqab in classe, una misura anticipata dalla premier Giorgia Meloni come "una questione di civiltà". Il provvedimento, che verrà inserito in un decreto che arriverà in Consiglio dei ministri, fa parte di un pacchetto che comprende anche un limite al numero di stranieri per classe; al momento però i dettagli non sono noti.
Le richieste di intervento sul tema del velo a scuola provengono soprattutto da amministratori locali del centrodestra e da segnalazioni nelle Regioni del Nord Italia, dove negli ultimi anni sono stati denunciati casi ritenuti problematici per la regola che a scuola si debba andare "a volto scoperto". L'avere nominato esplicitamente burqa e niqab lascia intendere che non tutti i tipi di velo saranno interessati dal divieto, con implicazioni pratiche e giuridiche immediate.
Le tipologie di veli
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Hijab: il velo più diffuso in Occidente, copre testa e collo ma lascia il viso scoperto; è il tipo che nella maggioranza dei casi rende la donna identificabile.
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Shayla: uno scialle rettangolare avvolto attorno alla testa, che spesso lascia libero il volto e talvolta il collo; è una variante dell'hijab.
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Niqab: copre l'intero volto lasciando solo gli occhi liberi; viene portato insieme a uno scialle o a un altro velo per la testa.
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Burqa: copertura integrale di volto e corpo con una rete o uno schermo davanti agli occhi che permette alla portatrice di vedere; noto per l'imposizione in alcuni contesti estremisti.
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Khimar: lungo scialle simile a un mantello che copre testa, collo e spalle, lasciando però il viso libero.
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Chador: lungo mantello che avvolge il corpo fino ai piedi, tipico di alcune comunità (ad esempio in Iran), e che lascia il viso scoperto o parzialmente coperto a seconda della variante.
Questa distinzione è centrale: mentre burqa e niqab nascondono il volto, hijab, khimar e molte altre varianti non impediscono l'identificazione della persona, e dunque potrebbero essere trattate differentemente dal quadro normativo che il governo intende adottare.
Questioni aperte e possibili ricadute
Restano molte incognite sul piano operativo e giuridico: a quali istituti scolastici si applicherà il divieto, se riguarderà anche il personale scolastico, quali saranno le conseguenze per chi non lo rispetta e quali sanzioni verranno previste. Non è chiaro neppure come verrà verificata l'applicazione della norma nelle classi o se saranno previste deroghe per motivi di sicurezza o di tutela della minore età.
La misura solleverà probabilmente dibattiti costituzionali sul bilanciamento tra libertà di culto e regole di ordine pubblico o di identità scolastica, oltre a possibili ricorsi legali e tensioni nelle comunità interessate. Sindacati, associazioni per i diritti e uffici scolastici regionali sono destinati a chiedere chiarimenti non appena il testo normativo verrà reso pubblico.
Per ora il passaggio formale attendibile è l'inserimento del provvedimento all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri; da quel momento partirà il dibattito parlamentare e l'iter che stabilirà ambiti di applicazione e sanzioni. La questione rimane al centro dell'agenda politica e sociale: il confronto tra diritti individuali, regole scolastiche e orientamenti politici è destinato ad accelerare nelle prossime settimane.
Fact Check
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Verificato il: 21 settembre 2026