Salvini: «A Venezia solo posizioni pro-Palestina, serve equilibrio dopo il 7 ottobre»
Il vicepremier critica la standing ovation al docufilm 'Naza' sulla devastazione di Gaza: «Occorre equilibrio, non si può ignorare il 7 ottobre»
Matteo Salvini ha criticato apertamente la reazione della Mostra del Cinema di Venezia alla proiezione del docufilm 'Naza', sostenendo che il festival sarebbe stato «tutto fu un che un festival del cinema, dove c’erano pro Pal ovunque, standing ovation per i pro Pal». Il leader della Lega ha chiesto equilibrio nell'approccio ai contenuti, ricordando il 7 ottobre 2023 come data di una «grande strage» e avvertendo del rischio di ritorni al passato drammatico nel 2026. Le dichiarazioni sono arrivate in collegamento con la festa nazionale dell'Udc a Roma.
Nel suo intervento, Salvini ha detto: «Ho seguito anche così, da appassionato, le vicende del Festival del Cinema di Venezia. Quest'anno mi sembrava tutto fu un che un festival del cinema... Io ricordo che il 7 ottobre del 2023, c'è stata la più grande strage di ebrei dal dopoguerra ad oggi e quindi occorre equilibrio, anche perché la caccia all'ebreo nel 2026 è qualcosa che ci riporta indietro a un passato drammatico». Le parole sono state pronunciate in collegamento durante l'evento politico.
Il docufilm 'Naza', che alla Mostra ha raccontato la devastazione di Gaza, ha ricevuto una standing ovation secondo i resoconti legati alla manifestazione. La critica di Salvini si concentra proprio su quella reazione del pubblico, che il vicepremier interpreta come prevalenza di posizioni favorevoli alla causa palestinese all'interno del festival.
Le osservazioni del ministro inseriscono la polemica nel più ampio dibattito pubblico su come gli eventi culturali affrontano il conflitto israelo-palestinese e sulle possibili ricadute in termini di tensioni sociali e accuse di antisemitismo. Al momento del rilancio della nota non risultano, nel testo di riferimento, repliche ufficiali da parte degli organizzatori della Mostra o degli autori del film.
La notizia è riportata dall'Agenzia Dire. Il caso si colloca nel filone delle discussioni recenti sul ruolo della cultura e dei festival internazionali nel rappresentare crisi internazionali e sulla necessità — secondo alcuni esponenti politici — di bilanciare memoria storica e rappresentazioni contemporanee.
Fact Check
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Verificato il: 13 settembre 2026