Scuola, decreto Meloni: tetto del 30% per alunni non-italofoni, stop al velo integrale e corsi obbligatori per i genitori
Il governo approva un decreto con limite del 30% per studenti con gravi difficoltà in italiano, divieto di burqa/niqab e percorsi linguistici per le famiglie.
ROMA. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha messo a punto un decreto scuola che introduce un tetto massimo del 30% per gli alunni stranieri con gravi difficoltà di comprensione della lingua italiana, insieme al divieto del velo integrale all interno dei plessi e a corsi di lingua obbligatori per i genitori. Il provvedimento, predisposto dal ministro Giuseppe Valditara, è pronto per il Consiglio dei ministri e ha riacceso il dibattito politico e operativo sul sistema scolastico.
Il decreto trasforma in norma ciò che nel 2010 era una circolare: il limite del 30% non si applicherà indistintamente a tutti i minori senza cittadinanza. La misura riguarda in modo specifico gli studenti di cittadinanza non comunitaria con gravi lacune nell italiano; saranno invece esclusi dal calcolo gli alunni con passaporto UE e gli studenti di seconda o terza generazione nati in Italia o già madrelingua.
Negli istituti situati in aree ad alta densità migratoria i dirigenti scolastici dovranno tentare una distribuzione interna tra le sezioni dello stesso plesso e, se necessario, gli Uffici scolastici regionali (USR) coordineranno lo smistamento verso scuole di prossimità. Antonello Giannelli, presidente dell Associazione nazionale presidi, ha definito la procedura di difficile attuazione, evidenziando che non è possibile espellere alunni o costringere famiglie a trasferimenti a lunga distanza.
Dati e mappa della presenza straniera
Secondo le elaborazioni della Fondazione ISMU e del Centro studi IDOS, su 8 milioni di studenti in Italia gli alunni con background migratorio sono 931.323 (11,6% della popolazione scolastica). La presenza è fortemente concentrata al Nord: circa il 65% degli studenti stranieri risiede nelle regioni settentrionali, con la Lombardia al primo posto (236.000 alunni), seguita da Emilia-Romagna (112.839) e Veneto (94.669). Tra le città Milano guida la classifica con oltre 79.000 studenti, seguita da Roma (63.782) e Torino (39.465).
Oltre due terzi degli alunni non italiani (65,2%, circa 607.000) sono nati in Italia: le nazionalità più numerose sono la Romania (149.000), l Albania (118.000), il Marocco (114.000) e l Egitto. Su più di 300.000 classi attive in Italia, quelle con una concentrazione di studenti di prima generazione superiore al 20% sono circa 1.000, ma esistono picchi locali come la primaria Giulio Cesare di Mestre (oltre il 90% in prima elementare), la Iqbal Masih di Pioltello (43%) e scuole di Monfalcone con oltre il 50%.
Il testo del decreto prevede inoltre il divieto del burqa e del niqab all interno di tutti i plessi scolastici, superando le deroghe precedentemente concesse per motivi religiosi o culturali. Viene introdotto anche l obbligo di percorsi formativi in lingua italiana per i genitori degli alunni che manifestano gravi difficoltà di integrazione.
Sul piano politico le reazioni sono nette: la segretaria del PD Elly Schlein ha definito il provvedimento uno «spot di propaganda irrealizzabile», mentre esponenti di +Europa e AVS hanno chiesto investimenti in docenti specializzati e mediatori culturali anziché soluzioni di natura essenzialmente simbolica. Le opposizioni sollevano dubbi su costi, tempi e efficacia delle misure.
Dal punto di vista operativo emergono questioni pratiche e legali: la rilevazione delle cosiddette «gravi difficoltà» richiede criteri oggettivi e monitoraggio, lo spostamento di alunni solleva problemi di diritto all istruzione e di logistica, e il divieto del velo integrale può aprire profili di libertà religiosa da valutare in sede giuridica. Dirigenti, ricercatori ed esperti di diritto amministrativo sottolineano la necessità di chiarimenti normativi e risorse aggiuntive per evitare applicazioni che producano esclusione o discriminazione.
L articolo riassume i contenuti principali del provvedimento e i dati pubblicati dalle fonti citate, tra cui Agenzia Dire e i report di ISMU e IDOS, evidenziando le tensioni tra obiettivi di integrazione, tutela dei diritti e fattibilità organizzativa delle nuove regole.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
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Verificato il: 21 settembre 2026