Tajani: «Stupito dalle polemiche su Regeni; agiremo solo dopo una condanna formale dell'Egitto»
Il ministro degli Esteri difende la linea diplomatica: la sentenza giudiziaria è limitata, l'Italia insiste per «scoprire la verità» su Regeni.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è detto "stupito" dalle polemiche scatenate dopo la sentenza di primo grado sul caso Giulio Regeni e ha chiarito che l'Italia interverrà diplomaticamente solo quando «ci sarà una condanna formale dell'Egitto». Tajani ha sottolineato che la decisione giudiziaria riguarda la responsabilità di tre persone per il rapimento, ma non fornisce risposte complete sull'omicidio del ricercatore.
Secondo il ministro, la sentenza di ieri va letta per quello che è: un passo parziale che accerta responsabilità per il sequestro, ma non individua ancora i mandanti o tutti gli esecutori dell'omicidio. «Non è stato condannato l'Egitto, ma tre persone», ha ribadito Tajani, invitando a evitare analisi basate su desideri o aspettative piuttosto che sui fatti processuali.
Tajani ha difeso la strategia della diplomazia discreta, affermando che «vale più l'azione diplomatica che il clamore». Ha ricordato i casi recenti in cui la pressione diplomatica ha portato a risultati concreti, citando il ritorno in Italia di Patrick Zaki e l'impegno in corso per riportare in patria Nancy Youssef e sua figlia.
Il ministro ha anche chiarito che la diplomazia italiana non equivale a copertura: «Noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità». Ha aggiunto che l'Italia continuerà a insistere con le autorità egiziane in ogni incontro fino a quando non sarà possibile identificare «chi sono gli assassini di Regeni».
Sulla possibilità di conseguenze diplomatiche, Tajani è stato netto: quando vi sarà «una condanna formale dell'Egitto prenderemo le dovute conseguenze». Ha però ribadito la necessità di procedere con cautela e di rispettare le fasi del processo, sottolineando che finora «nessuno è riuscito a dimostrare» pienamente chi abbia materialmente ucciso Regeni.
Il caso di Giulio Regeni, ricercatore italiano trovato morto al Cairo nel 2016, resta al centro delle tensioni tra Roma e Il Cairo. L'ultima sentenza, che ha attribuito responsabilità per il rapimento ad agenti del sistema di sicurezza egiziano, non risolve le richieste italiane di chiarire l'intera catena di responsabilità.
La posizione di Tajani arriva mentre il dibattito politico italiano reagisce alle diverse interpretazioni della sentenza: il ministro ha esortato a un approccio basato su fatti comprovati e ha dichiarato che l'Italia non ha «mai mollato» nella ricerca della verità su Regeni, combinando pressioni pubbliche e canali diplomatici riservati.
L'Agenzia Dire è la fonte delle dichiarazioni riportate a margine del Forum Euromediterraneo Acqua di Roma, dove Tajani ha parlato della sentenza e delle prossime mosse dell'Italia sul dossier Regeni.
Fact Check
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Verificato il: 29 settembre 2026