Vance contatta i comandanti: il vicepresidente scopre carenze nelle scorte nella guerra con l'Iran

Il New York Times: Vance ha bypassato i filtri istituzionali, recependo rapporti su Patriot esauriti e dubbi strategici che mettono a rischio la sua corsa del 2028.

A cura di Redazione Redazione
11 settembre 2026 11:04
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Vance contatta i comandanti: il vicepresidente scopre carenze nelle scorte nella guerra con l'Iran -
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Secondo un'inchiesta del New York Times ripresa dall'Agenzia Dire, il vicepresidente statunitense JD Vance ha chiamato direttamente comandanti militari dislocati in Medio Oriente, Europa e Asia per ottenere valutazioni non filtrate sulla guerra con l'Iran. Le conversazioni, avvenute tra primavera ed estate, avrebbero rivelato carenze critiche nelle scorte e dubbi operativi che contrastano con la narrativa pubblica dell'amministrazione.

Le telefonate — riferisce il quotidiano, basandosi su interviste con oltre mezza dozzina di funzionari attuali ed ex funzionari anonimi — miravano a chiarire obiettivi, tattiche, stime delle perdite, movimenti iraniani nello Stretto di Hormuz e il livello di tenuta del governo di Teheran. I comandanti avrebbero segnalato che gli intercettori Patriot erano scesi sotto quota 100 in teatro operativo entro la fine della primavera e che si erano esaurite scorte di missili tattici TAMS e dei missili di precisione PREMS destinati a sostituirli.

Da questi resoconti Vance, che si era opposto al conflitto fin dall'inizio e aveva un ruolo assegnato da Trump nelle trattative di pace, avrebbe tratto forti dubbi sulla strategia complessiva e sulle prospettive di successo. Secondo il Nyt, Vance ha riportato le sue preoccupazioni in colloqui privati con il presidente Donald Trump e la cerchia ristretta della Casa Bianca.

Il quadro raccolto da Vance contrasta nettamente con le dichiarazioni pubbliche dell'amministrazione: Trump ha continuato a sostenere che la guerra fosse già vinta e che le capacità iraniane fossero state annientate. Fonti citate dal giornale dicono che il presidente inizialmente faticò a credere alle informazioni sulla pressione sulle scorte e sulla resilienza iraniana fornite dal generale Dan Caine.

Fonti del Nyt riferiscono inoltre che, in reazione a reportage sull'esaurimento delle scorte, Trump si sarebbe irritato e avrebbe definito "traditori" alcuni giornalisti. Sempre secondo le ricostruzioni, decine di alti ufficiali del Pentagono sarebbero stati in seguito sottoposti a poligrafi.

Le telefonate di Vance sarebbero state effettuate con la consapevolezza di figure di vertice, tra cui lo stesso Trump, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il generale Dan Caine, il segretario di Stato Marco Rubio e la capo di gabinetto Susie Wiles. Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha confermato che Hegseth ha "facilitato l'accesso diretto ai comandanti" per il vicepresidente; il portavoce di Caine ha però negato che vi fossero lacune nella consulenza militare fornita ai vertici.

Il principale interlocutore militare di Vance sarebbe stato l'ammiraglio Samuel Paparo, capo del Comando del Pacifico e ex responsabile delle operazioni navali in Medio Oriente. Vance avrebbe inoltre ottenuto dal direttore della CIA, John Ratcliffe, accesso diretto ad analisti dell'agenzia e avrebbe richiesto a Hegseth rapporti giornalieri sullo Stretto di Hormuz, rapporti poi condivisi con altri collaboratori presidenziali.

Il Times ricorda che la pianificazione della campagna militare, iniziata il 28 febbraio, era stata affidata a una cerchia ristretta di ufficiali, escludendo perfino i segretari del Tesoro e dell'Energia. Trump, forte dei successi in Venezuela e degli attacchi contro siti nucleari iraniani dell'anno precedente, confidava in un rapido collasso del governo di Teheran; al contrario, il conflitto si è protratto oltre le sei settimane previste.

A fronte dell'impasse, ad aprile Trump incaricò Vance, Jared Kushner e Steve Witkoff di negoziare un'intesa che avrebbe lasciato il regime iraniano al potere. Quel lavoro sfociò in un memorandum d'intesa a giugno, i cui 60 giorni si sono chiusi ad agosto senza alcun accordo.

Un passaggio significativo dell'articolo del Nyt sintetizza il motivo dei contatti diretti di Vance: per un vicepresidente con esperienza limitata in sicurezza nazionale, questi report avrebbero mostrato come ora sia immerso in una guerra «costosa e inconcludente» che potrebbe gettare un'ombra sulla sua potenziale candidatura presidenziale del 2028. Le verifiche e i resoconti restano al centro di tensioni tra la comunicazione pubblica dell'amministrazione e le valutazioni riservate raccolte sul campo.

(La ricostruzione si basa sull'articolo del New York Times ripreso dall'Agenzia Dire; alcune fonti citate dal Nyt hanno parlato in forma anonima e i portavoce citati hanno fornito risposte pubbliche come indicate.)

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 11 settembre 2026

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