Alfieri (Pd): sulle armi a Kiev nessun passo indietro, basta veti o regaliamo il Paese a Meloni
Il capogruppo Pd in commissione Esteri: sostegno militare a Kiev, proposta di un inviato europeo unico e appello all'unità dell'opposizione.
ROMA — Alessandro Alfieri, capogruppo Pd in commissione Esteri al Senato, ribadisce che per il Partito Democratico non ci può essere un «passo indietro» sulla fornitura di armi a Kiev. Secondo Alfieri è necessario smettere con i veti interni alle opposizioni, altrimenti si rischia di «regalare il Paese a Giorgia Meloni» alle prossime urne.
Contesto e posizioni
Alfieri motiva la linea del Pd ricordando che gli aiuti militari consentono, tra l'altro, di intercettare missili russi che colpiscono obiettivi civili: «si tratta di aiuti che salvano vite, donne e bambini», ha detto. Per questo il Pd ha depositato testi separati sulle risoluzioni in vista del prossimo Consiglio Ue, mantenendo fermo il sostegno militare a Kiev.
Sulle difficoltà a produrre una mozione unitaria tra le opposizioni Alfieri osserva che nella legislatura in corso la frammentazione è stata la regola. Pur ammettendo che «il 90% dei nostri testi conterrà punti condivisi», il senatore dem sottolinea che resta una differenza rilevante sulla natura del sostegno da fornire a Kiev. Non si può dunque «improvvisare» un testo comune, serve tempo e un lavoro serio «al tavolo del programma comune».
Alfieri si è detto però convinto che sia possibile trovare «un punto di sintesi che insista sul rafforzamento dell'iniziativa diplomatica e sulla necessità di scegliere un inviato europeo unico» in grado di rappresentare l'Unione ai negoziati. L'obiettivo, afferma, è di non lasciare la soluzione delle crisi internazionali «solo a Xi Jinping, Putin e Trump» e di promuovere una nuova conferenza per una nuova 'Helsinki' che ripensi l'architettura di sicurezza europea.
Sul fronte interno, il capogruppo Pd evidenzia che la risoluzione unitaria sul Dpfp ha già prodotto un «embrione di programma comune» su sanità, stipendi e caro energia. Sulla Difesa il Pd ha chiesto di rivedere l'obiettivo del 5% del Pil in spese militari, definito da Alfieri non raggiungibile e «irrealistico», e accusato dalla sua valutazione di essere stato accettato dall'esecutivo per compiacere Trump.
Infine, riguardo alle tensioni tra leader del centrosinistra, Alfieri ha lanciato un appello alla responsabilità: è il momento di mettere da parte i veti perché la posta in gioco è troppo alta. Se non si trova un terreno comune, ha avvertito, il rischio concreto è di consegnare altri cinque anni alla destra guidata da Giorgia Meloni.
Il quadro delineato da Alfieri lascia sul tavolo due fronti concreti per le prossime settimane: il confronto con il M5S su un inviato europeo e la definizione di un programma comune dell'opposizione in vista del Consiglio Ue e delle scadenze politiche nazionali.
Fact Check
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Verificato il: 14 ottobre 2026