Borse in frenata: Milano maglia nera (-2,45%), petrolio sopra 100$; spread a 116 punti
Dopo tre sedute positive i listini europei tornano in calo: Piazza Affari perde il 2,45%, Brent oltre 100$, rendimenti in rialzo per timori geopolitici.
Le borse europee hanno invertito la rotta dopo tre giorni di rialzi, con Piazza Affari che si è confermata la peggiore della giornata, chiudendo a -2,45% mentre il petrolio torna sopra i 100 dollari al barile. A pesare sul sell-off sono stati il rialzo dei prezzi dell'energia e l'aumento dei rendimenti obbligazionari, in un contesto di rinnovate tensioni geopolitiche nel Medio Oriente.
Dati di mercato
L'indice FTSE MIB ha terminato la seduta a 50.005,86 punti, cedendo il 2,45%. La seduta milanese è stata caratterizzata da vendite trasversali, con i settori bancario e tecnologico particolarmente colpiti: Technoprobe -6%, Unicredit -4,4%, Bper -4,2%, Prysmian -4,1%, Intesa -3,8% e Mps -3,6%. Il differenziale tra BTP e Bund tedeschi si è portato sui 116 punti base, contribuendo alla pressione sul mercato domestico.
Altri indicatori di rischio mostrano un aumento dei tassi: i BTP a 10 anni sono saliti di 15 punti base al 4,67%, i decennali greci hanno guadagnato 14 punti al 4,51%, mentre i rendimenti spagnoli sono aumentati di 9 punti base in vista delle elezioni di fine mese.
Andamento degli altri listini e Wall Street
Negli altri principali listini europei la seduta si è chiusa in territorio negativo: Madrid -1,7%, Francoforte -1,4%, Parigi -1,1%, Londra -0,7%. L'apertura di Wall Street è stata anch'essa debole, con i titoli principali in perdita, penalizzati dal rafforzamento del dollaro e dalla pressione sui titoli tecnologici.
Fattori che pesano: petrolio e tensioni nello Stretto di Hormuz
Il Brent è risalito a 101,9 dollari al barile (+1,3%), dopo la ripresa degli attacchi a petroliere segnalati nello Stretto di Hormuz. A commentare gli sviluppi sono intervenuti esponenti politici statunitensi: il senatore J.D. Vance ha osservato che l'Iran ha colpito alcune navi ma non in misura tale da fermare il flusso di petrolio e gas, mentre il senatore Marco Rubio ha dichiarato che lo Stretto è "aperto" e che l'Iran "ne ha perso completamente il controllo", aggiungendo che il volume di petrolio in uscita è quasi pari a quello pre-conflitto.
Queste affermazioni non sono però bastate a rasserenare i mercati, dove il rialzo del greggio amplifica i timori per l'inflazione e per la crescita, e spinge gli investitori verso una ricalibrazione dei portafogli.
L'effetto combinato di rinnovate tensioni geopolitiche, aumento dei prezzi dell'energia e crescita dei rendimenti ha quindi innescato vendite diffuse: il risultato è una giornata di avversione al rischio che ha riportato in primo piano la sensibilità dei mercati finanziari a eventi esterni e alle notizie sulla sicurezza delle rotte energetiche.
Fact Check
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Verificato il: 07 ottobre 2026