Cnpr forum a Napoli: tra debito, spread e scelte per il futuro economico dell'Italia
A Napoli esperti e politici confronto sul peso del debito pubblico, il costo degli interessi e le priorità per crescita e welfare.
Al Cnpr forum svoltosi a Napoli, organizzato dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili e presieduto da Luigi Pagliuca, è emerso un quadro condiviso di preoccupazione per l'elevato debito pubblico italiano e per il suo impatto sui conti e sulle politiche future. I relatori hanno messo in evidenza numeri e scelte che orienteranno il dibattito politico ed economico nei prossimi mesi.
La prima sintesi è arrivata da Alessandro Cattaneo (Forza Italia), che ha sottolineato la necessità di politiche prudenti: secondo l'esponente forzista il governo Meloni ha mostrato attenzione all'equilibrio dei conti, pur ricordando che il ricorso al debito può finanziare investimenti produttivi, il cosiddetto «debito buono». Cattaneo ha indicato come priorità l'aumento del PIL e il rafforzamento della produttività tramite innovazione e digitalizzazione, evidenziando anche responsabilità ereditarie di governi precedenti, con un riferimento diretto alle scelte dei gabinetti guidati da Giuseppe Conte.
Per Luigi Nave (Avanti Psi – Progetto Civico Italia) la questione centrale è la qualità della spesa: il welfare, la sanità e l'istruzione non possono essere sacrificati nella corsa alla riduzione del debito. Nave ha auspicato il taglio degli sprechi, la rinuncia a spese militari e un rafforzamento del servizio sanitario pubblico, collegando la sostenibilità dei conti alla tutela dei diritti sociali e alle opportunità per le nuove generazioni.
Dal fronte della Lega, Vanessa Cattoi ha definito il debito pubblico un limite strutturale, aggravato dal peso del Superbonus. Cattoi ha tuttavia rivendicato risultati sul fronte della finanza pubblica: il rapporto deficit/PIL sarebbe passato dall'8,1% al 3,1% nel corso della legislatura, con il lavoro del ministro Giorgetti citato come elemento di gestione oculata e di sostegno a investimenti selezionati e al taglio delle imposte.
Gianangelo Bof (Futuro Nazionale) ha richiamato l'attenzione sugli effetti delle politiche monetarie recenti, citando il quantitative easing e i tassi bassi come fattori che hanno reso sostenibile il debito dopo la crisi Covid. Bof ha sottolineato però la mancata trasmissione di questo slancio in adeguate prospettive di sviluppo e ha indicato la crisi demografica come una sfida che richiede politiche per la natalità e sostegni concreti alle famiglie.
Dal punto di vista dei professionisti, Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell'Odcec di Bari, ha richiesto una scelta di priorità tra regole europee e investimenti in settori chiave (innovazione, infrastrutture, difesa e welfare). Borracci ha inoltre osservato come il ritorno di rendimenti più alti sui titoli di Stato riapra il dibattito sul loro ruolo nel risparmio delle famiglie.
A chiudere gli interventi, Paolo Longoni dell'Istituto nazionale esperti contabili ha quantificato il peso del servizio del debito: oltre 90 miliardi di euro spesi ogni anno per gli interessi, una posta che sottrae risorse a sanità, infrastrutture e politiche fiscali. Longoni ha avvertito del maggior grado di esposizione dell'economia italiana alle variazioni dei tassi e ha citato il TPI a livello europeo come strumento potenziale per contenere tensioni sui mercati del debito sovrano.
Il dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, ha toccato temi ricorrenti: la necessità di conciliare sostenibilità dei conti e crescita, la politica industriale pro-innovazione, la qualità della spesa pubblica e i rischi derivanti da shock esterni e dinamiche demografiche. Sul tavolo restano scelte che influenzeranno la tenuta sociale ed economica del Paese e la capacità di attrarre investimenti in settori strategici.
Fact Check
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Verificato il: 19 ottobre 2026