Direzione Pd approva la linea di Elly Schlein: unanimità formale, ma i riformisti restano fuori dal voto
La direzione del Pd dà mandato a Schlein ma l'ala riformista si astiene: richiesta di più centro, meno 5Stelle e una 'road map' per il congresso.
La direzione del Partito Democratico ha approvato la relazione della segretaria Elly Schlein con un voto che, seppur formale e largamente compatto, lascia aperta una frattura interna: l'ala riformista non ha partecipato al voto e porta in dote rivendicazioni su collocazione politica e modalità decisive per le primarie.
Al centro del dissenso dei riformisti c'è la richiesta di un Pd più centrato, con meno spazio per l'influenza dei 5 Stelle e i loro presunti 'veti'. La segretaria ha rilanciato il principio 'uno non vale uno', una frase che ha trovato consensi trasversali ma non ha placato le richieste di cambiamento. Il tema della possibile doppia candidatura alle primarie, ventilata da alcuni, è stata bocciata dalla dirigenza: come ammesso dallo stesso Giorgio Gori, dai vertici è arrivato un netto 'non se ne parla'.
Il dibattito interno ha registrato reazioni differenziate: Lorenzo Guerini ha definito la battuta della segretaria «uno scatto d'orgoglio», mentre la senatrice Sandra Zampa ha apprezzato ma osservato che 'andava detto prima'. La senatrice Simona Malpezzi ha invocato una road map che porti al congresso, ipotizzando l'evento dopo le elezioni ma con una programmazione concordata prima.
Sul piano internazionale, la direzione ha confermato il sostegno a Kiev, un punto di coesione che ha raccolto apprezzamenti anche tra i non allineati. Nel complesso la maggior parte della direzione si è mostrata compatta: la relazione di Schlein è stata approvata all'unanimità e accompagnata da un lungo applauso, segnale di sostegno formale e simbolico.
Il presidente del partito, Stefano Bonaccini, ha sottolineato la necessità di lavorare per l'unità e ha ribadito che il programma dovrà essere definito 'prima della scelta della leadership'. Il capogruppo al Senato, Francesco Boccia, ha richiamato l'identità del Pd: 'Noi siamo il Pd e non dobbiamo diventare un po' 5Stelle e un po' altri', mentre la deputata Chiara Braga ha evidenziato il mandato forte affidato a Schlein 'per fare quello che serve al Paese'. La vicepresidente della Camera, Anna Ascani, ha liquidato l'ipotesi di un ruolo federatore come 'senza senso'.
La questione centrale resta la gestione delle primarie e del congresso: i riformisti chiedono garanzie su regole e calendario, mentre la segreteria punta a blindare la linea politica e il sostegno a Schlein in vista delle prossime scadenze elettorali. Il punto di equilibrio richiesto da molti è chiaro: definire un programma prima di decidere la leadership formale.
L'esito della direzione lascia quindi un quadro di apparente unità istituzionale ma con tensioni non risolte. I prossimi passi saranno l'elaborazione della road map per il congresso e il confronto sulle regole per le primarie; senza un chiarimento pratico sui punti chiave, la spina dei riformisti rischia di riemergere a futura memoria politica.
Fact Check
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Verificato il: 02 ottobre 2026